UN LEONE AL PICCOLO TROTTO PDF Stampa E-mail

UN LEONE AL PICCOLO TROTTO

Catello Masullo

 

 

 

Da Sx: Tom Ford, LEONE D’ARGENTO - GRAN PREMIO

DELLA GIURIA per NOCTURNAL ANIMALS (USA)

e Lav Diaz, LEONE D’ORO per il miglior film a: ANG BABAENG HUMAYO

(THE WOMAN WHO LEFT) (Filippine)

Foto di Catello Masullo

 

 Anche per i migliori vini non tutte le annate raggiungono l’eccellenza. La 73-esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia non sarà ricordata come una delle più sfolgoranti. Il Leone, si potrebbe dire, questa volta è andato al “piccolo trotto”. Il vincitore, cui è andato il premio più ambito, il Leone d’Oro, è stato il film filippino ANG BABAENG HUMAYO (THE WOMAN WHO LEFT) -, di Lav Diaz. Con un po’ di orgoglio, mi piace dire che, in qualità di presidente della Giuria (per il secondo anno consecutivo) per il Premio di Critica Sociale- Sorriso Diverso, ho premiato questo film il sabato mattina, in anticipo sul Leone d’oro, che è arrivato solo in serata. Perché aveva colto in pieno le motivazioni del particolare premio Collaterale, con un film toccante, emozionante, di alto valore etico ed esemplare. Che esalta i sentimenti di umana compassione, di solidarietà umanitaria al di sopra di ogni interesse personale, di reale inclusione sociale di persone emarginate, poiché riconosciute diverse o provenienti da situazioni socio-economiche svantaggiate. Il leone d’argento è andato a NOCTURNAL ANIMAL  di Tom Ford, che si conferma autore e regista di grande talento. Non solo per la riconosciuta visionarietà. Per la ricerca artistica di composizione della inquadratura (i corpi delle due donne stuprate ed uccise su un divano di velluto rosso in pieno deserto è un fotogramma da antologia). Ma anche per la sapiente costruzione del plot. Per la direzione degli attori, in grandissimo spolvero. Per le invenzioni cinematografiche. Per i vari livelli di lettura possibili dell’opera (raffinata la coniugazione del celeberrimo detto secondo il quale la vendetta va servita fredda, a distanza di 20 anni nella specie). Leone d’argento per la miglior regia al grande maestro russo Andrei Konchalovski, per PARADISE che affronta un tema, come quello dell’olocausto, sul quale sembra sempre che sia stato detto tutto. La finezza della sua analisi è nell’andare a scavare nella genesi del male. Osservando, acutamente, che la grande maggioranza di chi fa del male è convinta di fare del bene. Semplicemente vero ed agghiacciante. La coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile è andata alla emergente Emma Stone, per il film di apertura della Mostra (il mio personale leone d’oro) LA LA LAND di Damien Chazelle, un film spumeggiante, romantico, struggente ed anche originale. Perché rivisita un genere tradizionale, come il musical, in chiave assolutamente moderna. Una menzione speciale meritano, per il loro valore assoluto, HACKSAW RIDGE di Mel Gibson, film di rara potenza visiva ed emotiva. DAWSON CITY: FROZEN TIME di Bill Morrison, imprescindibile per ogni cinefilo. THE JOURNEY di Nick Hamm, che si tiene tutto sul duello, finissimo, tra due attori stupendi, della scuola inglese che è la migliore del mondo : Timothy Spall e Colm Meaney, i quali interpretano i ruoli dei due capi politici delle oppose fazioni in lotta nell’insanguinata guerra civile in Irlanda del Nord, i quali non si parlavano da 30 anni e che concludono invece uno storico trattato di pace, grazie ad uno stratagemma. AMERICAN ANARCHIST, strepitoso documentario di Charlie Siskel, che è riuscito dove molti prima di lui avevano fallito, convincere William Powell, autore nel 1970, quando aveva soli 19 anni di un libro culto “The Anarchist Cookbook”, a rilasciare una lunga intervista filmata. Il film è molto sapiente ed ironico nelle sua tragicità. Formidabili le pause di imbarazzo di Powell nel rispondere alle ficcanti domande del regista, che aprono e chiudono il film, come in un ideale palindromo.  La pattuglia italiana si è difesa bene. PIUMA, opera seconda di Roan Johnson, che affronta temi per nulla banali (ed attuali) in modo lieve, ma tutt’altro che superficiale, una ventata di freschezza, oltre che di leggerezza. E di buon umore. IL PIÙ GRANDE SOGNO, opera prima di Michele Vannucci, miglior film italiano al premio di Critica Sociale- Sorriso Diverso, avvincente, coinvolgente, che coglie in pieno e valorizza i temi dell'integrazione e dell'inclusione sociale di persone emarginate, poiché riconosciute diverse o provenienti da situazioni socio-economiche svantaggiate. LIBERAMI di Federica Di Giacomo, che vince la Sezione Orizzonti.

 
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