Orologio d’oro che giustifica discorsi sul diritto naturale, di Roberto Vacca PDF Stampa E-mail

Orologio d’oro che giustifica discorsi sul diritto naturale, di Roberto Vacca, 8/2/2018 – L’Orologio

 

Consideriamo uno scenario: una persona A consegna un orologio d’oro a una persona B. Da questa informazione possiamo dedurre ben poco.  La persona A lo sta vendendo a B oppure glielo regala come dono di compleanno?   Lo sta restituendo a B dopo averlo preso in prestito, o forse, lo sta prestando ora a B? Tutte queste alternative riguardano le ragioni  per cui A sta dando l’orologio a B e anche lo status dell’orologio dopo l’azione descritta. A potrebbe anche dare l’orologio a B perché lo venda, lo regali, lo restituisca o lo presti a qualcun altro. Dopo questa azione, l’orologio appartiene a B, se gli è stato venduto o donato o se A glielo ha restituito dopo averlo preso in prestito. Appartiene ad A, se lo sta prestando a B. Queste varie possibilità, in altre parole, dipendono da un accordo fra A e B relativo ai loro rispettivi ruoli o allo status dell’orologio: proprietà di A oppure di B.

 

Le righe che precedono sono tratte dagli scritti di Carl von Savigny (1770-1861) famoso giurista tedesco, fondatore della scuola storica del diritto, in cui definisce il diritto come prodotto del sentimento, della natura e dello spirito di ciascun popolo. A soli 24 anni pubblicò il trattato “Il diritto del possesso”. I suoi insegnamenti di metodologia giuridica furono raccolti e pubblicati dai fratelli Grimm, suoi allievi e collaboratori – noti per aver raccolto una gran quantità di fiabe raccontate tradizionalmente  ai bambini tedeschi.

 

Il contributo di Savigny alla teoria del diritto consisterebbe nell’introduzione del principio di astrazione. Secondo tale principio, la validità di un contratto di trasferimento di proprietà è indipendente (o deve essere determinata astraendo) dalla validità di un contratto di obbligazione. Se, per qualche ragione, il contratto di obbligazione fosse nullo, il contratto di trasferimento di proprietà potrebbe essere ancora valido. Questa asserzione, abbastanza sorprendente, non veniva giustificata  da Savigny con ragionamenti logici, ma con esempi, Fra questi:

Se do una moneta in elemosina a un mendicante, la proprietà della moneta  viene sicuramente trasferita, ma non esiste alcun mio obbligo né prima, né dopo la consegna.

Se una persona mi chiede denaro in prestito e glielo do, normalmente non ho assunto alcun obbligo contrattuale.

Come accennavo sopra, il diritto romano non considerava alcun principio di astrazione. In effetti non includeva alcuna teoria sulla natura di un contratto di trasferimento di proprietà. La ragione per la effettiva consegna di un certo oggetto era inclusa nello stesso contratto di obbligazione. Anche Immanuel Kant nella sua Dottrina del Diritto Privato definisce una teoria della proprietà e dell’acquisto. Dà per scontato il contratto di obbligazione.   Considera soltanto  contratti in cui venditore e compratore concordano il prezzo di un bene la cui proprietà viene trasferita all’acquirente  che l’accetta. Il contratto si conclude con la consegna  del bene e, quindi, con il pagamento relativo. La trattazione di Kant è stringata e inobiettabile. Riporta anche l’esempio della compravendita di un cavallo. Le sue linee essenziali si ritrovano in quasi tutti i codici civili europei.

Curioso, invece, che questo contorto e sovrabbondante principio di astrazione sia stato incorporato nel codice civile tedesco. Sorge il dubbio che questa inclusione sia dipesa dalla grande fama di cui il giurista godeva nel suo Paese. Infatti  Savigny fu uno dei primi filosofi del diritto e veniva considerato un’autorità indiscussa, malgrado che la sua prosa fosse ripetitiva e di difficile lettura.

Rileggendo quanto scrivevo all’inizio, sorge un dubbio anche peggiore. Perché Savigny introdusse l’esempio della vendita di un  orologio d’oro, mentre Kant aveva citato solo quella di un cavallo? Possiamo sospettare che il giurista intendesse implicare tacitamente che l’orologio d’oro fosse di grande pregio e valesse molto più di un cavallo. Savigny, forse, voleva impressionare i suoi lettori:

“Se queste considerazioni, che mi avvio a fare, valgono per discutere la proprietà di un oggetto di grande valore intrinseco, devono essere considerate con attenzione e ritenute convincenti!”

Un trucco simile sarebbe indegno  di un grande accademico? Forse. Ma, talora, anche giuristi famosi  ricorrono a bassi espedienti pur di avere ragione.

 
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