The Post di Spielberg, lezione di giornalismo … e di cinema, Di Armando Lostaglio PDF Stampa E-mail
 The Post di Spielberg, lezione di giornalismo … e di cinema

 

Di Armando Lostaglio

Ho voluto sempre far parte di una piccola ribellione…” Ed anche “Ogni notizia è la prima bozza della Storia… per cui “la stampa deve essere strumento al servizio dei governati, non dei governanti”. 

                                                                                                                                                                                                         Sono alcune delle energiche frasi che la sceneggiatura mette in bocca ai protagonisti di THE POST, l’ultimo capolavoro di regia firmato Steven Spielberg. Personaggi veramente esistiti in quegli Stati Uniti ai primi anni ‘70: Katharine Graham (interpretata da una fin troppo autentica Meryl Streep) e Ben Bradlee (un Tom Hanks superbo). La stesura della sceneggiatura – marcata Liz Hannah e Josh Singer – non era per nulla facile da realizzare, tenuto conto che si conclude con il più noto scandalo Watergate, e che costò la poltrona di presidente a Richard Nixon. Una figura senza scrupoli, non meno dei suoi tre predecessori su quella poltrona. Colpevoli, secondo il memorabile “Pentagon Papers”, di aver contribuito ed incentivato la guerra in Vietnam con genocidi e massacri di giovani americani, pur sapendo che mai avrebbero potuto vincere. Spielberg apre The Post proprio sulla ecatombe di soldati, con uno stile per nulla minore rispetto ai precedenti di Coppola, Cimino, Stone e Kubrick.                                                                                                                                       E dunque, la signora Graham sarà la prima donna alla guida del famoso Washington Post -  a seguito del suicidio del marito – e per giunta in una società dove i ruoli determinanti sono sempre stati ricoperti dagli uomini. E pertanto si ritrova nel 1971 a dover assumere una epocale decisione: pubblicare oppure no i “Pentagon Papers” ossia quei documenti che nascondevano la copertura di segreti governativi riguardanti l’Apocalisse del Vietnam, ed in corso sotto la presidenza Nixon. Ma l’intero corpo del quotidiano con in testa il direttore Ben Bradlee spingeva sulla tesi che non pubblicare quelle incendiarie notizie (peraltro già appannaggio del concorrete New York Times) avrebbe rappresentato la morte certa della testata. Di contro: i consiglieri e i soci di maggioranza – peraltro da poco quotata in Borsa – posizionati a non pubblicare per mero calcolo di buona condotta nei confronti del Potere, cui in passato la stessa famiglia Graham aveva mantenuto cospicui rapporti. Come con il segretario alla Difesa McNamara. Il film di Spielberg sarebbe quindi il prequel 40 anni dopo del film di Alan J. Pakula Tutti gli uomini del Presidente, (interpretato da Robert Redford e Dustin Hoffman). E nel quale: la sera del 17 giugno 1972 cinque uomini vengono fermati mentre si trovano all'interno della sede del Partito Democratico, in uno dei palazzi del complesso residenziale Watergate a Washington. E proprio su queste immagini si conclude il film di Spielberg, antecedenza storica che rende omaggio a quei giornalisti e soprattutto a Katharine Graham, in una forsennata corsa a fare della Verità un coraggioso strumento di civiltà e di democrazia. Quinto potere e lezione di cinema: magnifiche e memorabili le immagini delle rotative (come della vita di redazione) probabilmente scomparse dall’immaginario persino delle scuole di giornalismo.

 
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