INARSIND SU EQUO COMPENSO PER ARCHITETTI ED INGEGNERI PDF Stampa E-mail

INARSIND

ASSOCIAZIONE DI INTESA SINDACALE

DEGLI ARCHITETTI E INGEGNERI

LIBERI PROFESSIONISTI ITALIANI

SENTENZA 14293/2018: ART. 36 c.1 DELLA COSTITUZIONE VALIDO SOLO PER I

LAVORATORI SUBORDINATI, GLI SCENARI INQUIETANTI SI MOLTIPLICANO

Non bastavano gli scenari inquietanti che INARSIND preconizzava

all’indomani della sentenza 4614/2017 sull’ormai notissimo bando di

Cantazaro, ora, dopo l’emanazione di una norma sull’equo compenso per i

professionisti, dopo la consultazione aperta da Anac proprio in questi

giorni sulle modalità per dare applicazione a tale norma, giunge la

sentenza 14293/2018 con cui la Corte di Cassazione afferma che “non

operano i criteri di cui all'art. 36 Cost., comma 1, applicabili solo ai

rapporti di lavoro subordinato”; in nome del libero mercato alcune

categorie avrebbero quindi diritto ad un lavoro, ossia a svolgere

“un’attività materiale o intellettuale per mezzo della quale si producono

beni o servizi, regolamentata legislativamente ed esplicata in cambio di

una retribuzione”, mentre altri potrebbero fare volontariato; risulta

così sancito un principio decisamente grave di disuguaglianza tra i

lavoratori, che travalica le norme esistenti sull’equo compenso nonché le

norme di deontologia professionale e la lettura che tutti abbiamo sempre

dato alla Costituzione...

Vale inoltre la pena ricordare, dopo aver letto il commento

sull’argomento, apparso su lavori pubblici.it, dell’arch. Lonetti,

dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Catanzaro, che l'Europa

di cui facciamo parte, e che sempre viene chiamata in causa in quanto

portatrice dei concetti di libero mercato e concorrenza, attraverso la

Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha sentenziato l'08.12.2016 sulle

cause C-532/15 e C-538/15 la legittimità delle tariffe qualora vigenti a

tutela della sicurezza pubblica e concordate appunto con legge dello

Stato e non da associazioni di categoria (quali gli Ordini professionali

non sono).

 

Altresì non è possibile sentir sostenere che “le modifiche

normative introdotte dal decreto correttivo al d.lgs. 50/2016, che

vieterebbero alla pubblica amministrazione di conferire incarichi

professionali per un costo ridotto rispetto al decreto parametri (DM 17

giugno 2016), non possono incidere sulla portata generale della sentenza

del Consiglio di Stato, anche in considerazione del grande beneficio che

ne deriva per l’Amministrazione pubblica. Inoltre, è evidente che tali

norme siano state adottate per motivi politici e pre-elettorali senza

tenere in alcun conto, con grande carenza di legittimità, il palese

contrasto con l’obbligo di verifica dell’invarianza finanziaria. E’

auspicabile che tali previsioni siano oggetto di immediate verifiche da

parte del nuovo Governo, soprattutto non appena verrà accertato che hanno

già determinato un aumento della spesa pubblica, in violazione della

Spending review,…”

 

Al di là del fatto che al momento non vi sono norme che vietano il

ribasso sul D.M. 17.06.2017, non è possibile che le prestazioni

professionali di architetti ed ingegneri, che rilevano sulla sicurezza e

sul futuro del territorio, delle infrastrutture, dell’edificato del paese

e quindi su tutta la collettività, con il loro significativo carico di

responsabilità non siano ritenute degne di essere compensate

adeguatamente perché lo Stato deve risparmiare.

La proposta nasce a questo punto spontanea: se si deve risparmiare

lo si faccia allora anche sugli stipendi dei pubblici dipendenti

cominciando proprio dall’Arch. Giuseppe Lonetti!

E soprattutto non ci si dovrebbe preoccupare piuttosto della

qualità ed efficienza generale dell’appalto e realizzazione delle opere

pubbliche e non solamente di spuntare il massimo ribasso dai

professionisti, che peraltro costituiscono una minima percentuale del

costo di vita di un’opera?

E’ indubbio che ribassi eccessivi siano applicati dai

professionisti stessi ma domandiamoci in quale condizione questi si

trovino nei confronti della committenza pubblica e quanto la necessità di

mantenere un lavoro ed un curriculum spinga ad essere disposti ad

abbassare il proprio compenso pur di avere accesso agli incarichi! Per

questo si è fatta una grande battaglia per l’equo compenso, applicato al

momento solo ai “committenti forti” proprio per bilanciare il potere

contrattuale dei liberi professionisti nei loro confronti, tutto questo

per sentirsi oggi dire che non avevamo neppure mai compreso il senso

dell’art. 36 c.1 della Costituzione!

INARSIND continuerà la battaglia per il riconoscimento del ruolo,

della dignità e del giusto compenso dei liberi professionisti, elementi

fondamentali per consentire alla categoria di continuare a svolgere il

proprio compito a servizio della collettività.

Roma, 22 giugno 2018

 
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Il Parere dell'Ingegnere è una testata giornalistica registrata con Autorizzazione del Tribunale di Roma N. 500 del 29/12/2006
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