La tradizione natalizia e la solidarietÓ , di Armando Lostaglio PDF Stampa E-mail

                                                     La tradizione natalizia e la solidarietà               

di Armando Lostaglio     

                                              

L’atmosfera rimane lucente perché è la Festa più sentita, Natale, non soltanto dai cristiani. La Festa per eccellenza anche quest’anno si celebra con la consueta enfasi: le luminarie in ogni dove si lasciano attraversare dagli sguardi che cercano il nuovo. La corsa ai regali e alle spese per la cucina: preparare i cenoni a venire nel segno della fastosità e talvolta dello spreco. Eppure lo facciamo tutti, la dieta potrà attendere. La cena della vigilia ovunque in Italia ha il sapore del luogo, lo impone la credenza popolare, tramandata e pur sempre attuale: immancabili pettole e mostaccioli. Ed è il pesce padrone della tavola: il Sud lo celebra nel solenne capitone, anguilla fritta oppure allo spiedo, marinata in aceto con odori forti. Napoli ne diffonde da secoli il perdurare della saga culinaria specie del capitone: il simbolismo rimanda al serpente che biblicamente aveva tentato Eva, e che proprio a Natale viene vinto dalla laboriosità e dall’impegno delle donne di casa, che siano cuoche o si inventino tali per il rispetto della memoria, che a tavola manifesta il suo rito. Cucina come preghiera, dunque. Gli usi potranno pure cambiare nel tempo e con la presenza di nuovi “ospiti” provenienti da altre regioni della Terra: costumi e profumi intensi e i più diversi potranno pure arrivare. E la solidarietà in questa terra non manca. Molte sono le badanti dei paesi dell’Est che portano diversità, ma pure magrebini e dall’Oriente da dove partono i Re Magi, e persino cinesi: lontani tutti dai loro affetti delle origini.                                                         Ai migranti (ai nostri di un tempo e a quelli di oggi) va una canzone di De Gregori di alcuni anni fa, “Natale di seconda mano” che canta: “Oggi è tempo d'incendi, organizziamo presepi, dalle stelle tu scendi e ci senti e ci vedi. Addormentati in panchina o indaffarati a far niente ed il freddo che arriva, ci brucia e ci spegne … L’invocazione finale ci spinge alla riflessione, oltre ogni ipocrisia e retorica:Sior Capitano aiutaci a attraversare questo mare contro mano./ Sior Capitano, da destra o da sinistra non veniamo e questa notte non abbiamo / Governo e parlamento non abbiamo e ragione o sentimento / non conosciamo e quando capita ci arrangiamo. / Con documenti di seconda mano. Con documenti di seconda mano.”
 
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