Religiosi perfidi e – talora - simpatici, di Roberto Vacca PDF Stampa E-mail

Religiosi perfidi e – talora - simpatici,  di  Roberto Vacca, 30/5/2019 – Skorpio

 

Il 21 aprile  scorso a Sri Lanka, certi kamikaze islamici hanno ucciso centinaia di cristiani. Oltre a deplorare, cerchiamo di capire. Secondo me, e altri, ogni religione propone di credere ad alcune falsità. Chi ha studiato logica, sa che assumere come vera una proposizione falsa implica affermare la verità di ogni altra possibile proposizione falsa. Fra queste vanno incluse quelle che consigliano di uccidere i membri di certe etnie o fedi. Questi princìpi violenti sono stati abbracciati non solo dagli islamici che citavo, ma da cristiani ben noti che per secoli hanno sterminato: apostati, eretici, gentili, mussulmani, animisti e così via...

Perfino certi buddisti hanno perseguitato in MyanMar gli islamici Rohyngya - e continuano a pretendere di essere miti, di aborrire l’interruzione di qualsiasi forma di vita, di credere che siamo tutti fratelli.

Queste odiose violenze non mi inducono a ripetere con Pascal: “Qui fait l’ange, fait la bête” – chi vuol fare l’angelo fa la bestia. Penso che troppi vadano avanti a caso: ora perfidi – ora simpatici. Mia madre era arabista e islamista e ne ho tratto una certa simpatia per quel mondo. Ricordo dalla mia adolescenza parecchie storie  di Moavia (603-680), il primo Califfo Ommiade. Eccone alcuni esempi.

Diceva Moàvia: "Non metto la lingua dove mi basta il danaro, non metto la frusta ove mi basta la lingua,  non metto la spada dove mi basta la frusta. Ma quando non posso fare a meno della spada, ricorro ad essa."

Altro detto: "lo conosco qual'é la cosa più cara e quale la più a buon prezzo sul mercato : so che la roba buona é a buon prezzo e la cattiva é cara.

Una volta domandò a Amr (ibn al-Astil conquistatore dell'Egitto): "A che punto arriva la tua astuzia?"   -  Amr rispose: "Non mi sono mai cacciato in un'impresa da cui non abbia poi saputo tirarmi fuori." Muàvia rispose: "lo invece non mi sono mai cacciato in nessuna impresa da cui poi abbia desiderato tirarmi fuori."

Muavia diceva: "Se fra me e il mio popolo ci fosse soltanto un capello, non lo taglierei.". Gli chiesero: "Come faresti?” rispose: "Se loro lo tirassero, io mollerei, se mollassero tirerei."

Come faceva Moàvia a trionfare degli altri? Quando erano eccitati lui rimaneva calmo, quando erano calmi lui si eccitava, quando si alzavano lui stava a sedere.

 

Alcuni dicevano:"crediamo che niente mai abbia fatto andare in collera Moavia. Ma, se gli si dice qulcosa di sua madre, allora va in collera”. Pare che la madre del Califfo  avesse condotto vita criticabile.

Un certo Malik propose:  "Se mi date una ricompensa,ci penso io a farlo arrabbiare."

Gli amici promisero una ricompensa che gli parve sufficiente ed egli andò da Moàvia e gli disse in presenza di molte persone:  "Come i tuoi occhi somigliano a quelli di tua madre !"

Moàvia rispose: "Hai ragione,sono gli occhi che a lungo sono piaciuti a mio padre. Prendi la ricompensa che ti é stata promessa,e non considerarmi una mercanzia."

Poi chiamò un suo liberto e gli disse "Dà a sua madre il prezzo del sangue di Malik."

Malik intanto ritornò dagli amici e si prese la ricompensa ; uno di quelli gli disse:

"Ti darò una ricompensa doppia, se dici a Amr ibn az-Zubair quel che hai detto a Moavia." .Questo Amr era  pìeno di albagia  e di superbia. Quando Malik venne da lui e ripeté le parole "Quanto somigli a tua madre", diede ordine di farlo percuotere fino a morte.

Muavia  mandò il prezzo del sangue dell'ucciso alla madre e ordinò:

"Si dica alla madre di Malik che sono stato io a uccidere suo figlio".

Pare abbia anche detto:”Ho cavalcato tanti cavalli velocissimi che ora mi muovo solo a piedi. Ho mangiato tanti cibi raffinati che ora mi nutro solo di pane secco. Ho avuto tante donne bellissime  che ora per me una donna è come  un muro.”

(Traduzione da un'opera biografica araba di al-Balàdhuri).

 

Questo califfo, dunque, a parte le sue finezze psicologiche, accettava che un’uccisione  gratuita fosse compensata da chi pagava il prezzo del sangue. Mezzo millennio più tardi, Tommaso d’Aquino dettava la sua interessante filosofia – e la sua Chiesa benediceva guerre  fratricide e. secoli dopo, bruciava vivi in piazza certi presunti eretici. Seguiamo, invece, la via della ragione. Preferiamo la coerenza. Siamo gentili.

 
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Il Parere dell'Ingegnere è una testata giornalistica registrata con Autorizzazione del Tribunale di Roma N. 500 del 29/12/2006
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