Il tempo non esiste secondo Borges?– di Roberto Vacca, L’Orologio – 6/10/2019 PDF Stampa E-mail

Il tempo non esiste  secondo Borges?– di  Roberto Vacca, L’Orologio – 6/10/2019

 

Che il tempo non esista, lo ha sostenuto anche il famoso letterato argentino Jorge  Luis  Borges, in articoli che scrisse nel 1944 e nel 1946. Nelle sue Opere Complete sono riportati col titolo “Nuova refutazione del  tempo”.

Borges  dichiara di non esporre le sue tesi  in modo dimostrativo e ragionato, ma “divinatorio  e patetico”. In effetti preferisce  ripetere le sue asserzioni piuttosto che dedurle da catene   di sillogismi. Le corrobora con molte citazioni. Cita correttamente Berkeley e Hume. I suoi argomenti sono largamente ispirati dagli idealisti che negano  la realtà esterna a noi, l’esistenza  dello spazio e perfino quella di noi osservatori.   I pensieri, le idee, le passioni non possono esistere senza una mente che li contiene. Lo stesso possiamo affermare dell’intero universo.   Borges  cerca alleati. Ritiene di averne trovato  uno potente in Schopenhauer e cita l’inizio del “Mondo  come Volontà e Rappresentazione”:

 


“Il mondo è la mia rappresentazione. L’uomo che confessi questa verità sa bene  di non conoscere il sole, né la terra, ma solo i suoi occhi  che vedono il sole e la sua mano che sente il contatto della terra.”

 

È gratuita questa suddivisione  dell’esistente in due categorie: nella prima, il sole e la terra, nella seconda, occhi e mani.

Borges riporta anche un intero  paragrafo  di Berkeley  e lo fa suonare come un testo sacro:

“Una verità tanto chiara che basta aprire gli occhi per vederla, è che tutti i corpi che compongono la poderosa macchina dell’universo . non esistono al di fuori della nostra mente: non hanno altro essere  se non essere percepiti; non esistono quando non pensiamo ad essi o esistono solo nella mente di uno Spirito  Eterno.”

È davvero patetico postulare uno spirito  eterno che non viene definito, proprio in una  discussione sul tempo. Non serve a portare chiarezza, ma solo ad assumere che siano ovvi e condivisi i  concetti  di spirito e di eternità.

Borges sentenzia: Berkeley  ha trovato che la materia e lo spazio non esistono -  Hume ha negato che esista la coscienza – lui avrebbe trovato che non esiste il tempo. Quindi esemplifica: se due eventi avvengono contemporaneamente  in due luoghi lontani fra loro, ma nessuno ne è informato, allora non possono esser considerati contemporanei fino a quando qualcuno non viene  a saperlo.

Se lui, Borges, torna in un luogo che non vedeva da decenni e lo trova immutato, sentenzia che in quel luogo il tempo non è passato. La stessa conclusione sarà stata tratta da altri nello stesso posto o in altri. Queste esperienze e questi pensieri devono essere stati condivisi da tante persone diverse, dunque  sono identiche. La loro ascissa  temporale non deve essere, dunque, la stessa? E ciò non mostra che il tempo non trascorre - non c’è?.

Questo modo di argomentare potrà essere considerato artistico, ma va rifiutato. Consiste nello scrivere domande retoriche, dando per scontato che il lettore risponda affermativamente. Molti di noi rispondono: “No.”

Borges chiede:

“Gli appassionati che legano la loro mente e la loro memoria a un bellissimo verso di Shakespeare, non sono una persona sola? Non sono tutti  Shakespeare?”

No.

Per fornire almeno una parvenza di ragionamento, Borges cita Sesto Empirico, filosofo scettico libico del II secolo. Costui negava il passato che non c’è più e l’avvenire che non c’è ancora. Si chiedeva se il presente fosse divisibile o indivisibile. Concludeva: non è indivisibile, perché allora non avrebbe un inizio che le connettesse al passato, né una fine che lo connettesse all’avvenire. Se non ha  inizio, né fine, non può avere un medio. Non è divisibile perché consterebbe di una parte  che fu e di un’altra che non è. Dunque non esiste, né esistono passato e avvenire: il tempo non esiste.

Anche queste argomentazioni sono poco probanti. Borges cerca di evitare obiezioni ricorrendo, come fa spesso, al terrorismo culturale. Cita Platone, la  Bibbia, Eraclito, Lucrezio Caro, Severino Boezio, Chuang Tze [il filosofo cinese che segnava di essere una farfalla e, al risveglio, dubitava di essere lui stesso oggetto di un sogno che stava facendo la farfalla], Newton, Lichtenberg, de Quincey, Spencer, Meinong, C.S. Lewis, Shaw.

Non cita  Einstein, che sul tempo ha scritto pagine vitali e sconvolgenti. Purtroppo cita autori buddisti. Una loro trita similitudine confronta la durata della vita umana con il momento in cui tocca la strada un punto della ruota di un carro. Un’asserzione gratuita e priva di senso dice che il mondo si annichila e risorge seimilacinquecento milioni di volte al giorno e che ogni uomo è un’illusione vertiginosamente costituita da una serie di uomini momentanei e soli.

Anche in questo saggio di una ventina di pagine, Borges inserì alcune frasi che suonano bene. Non basta. I giochi di parole e gli ossimori ci fanno sorridere brevemente, ma  non ci fanno impadronire di idee utili per capire il mondo. Meglio essere seri  per parlare di cose importanti.

 

 
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