La Domenica delle Palme, di Armando Lostaglio PDF Stampa E-mail

                                      La Domenica delle Palme

 

di Armando Lostaglio

 

E’ una Domenica surreale, senza battiti a scandire le ore: la Domenica delle Palme che prelude la Settimana Santa è una Domenica delle Salme; troppe le vite umane perdute in questa che alcuni si ostinano a non voler chiamare guerra. Quando cadono vite innocenti come definirla allora?

Domenica delle salme, prendendo in prestito il titolo di una canzone di Fabrizio De André (1990), che riecheggia lo stesso clima di grigiore e vagamente di sconfitta, di una generazione, e oggi, di un sistema globale che ha smarrito la rotta, fra inquinamento e scarso senso ecologico della sopravvivenza e della economia. “Messa a dura prova, la persona singola e l’intera società sono intristite. Un’inquietudine amara ha reso tutti più fragili, nonostante i risultati sorprendenti dei campioni sportivi, le scoperte dei premi Nobel, le esibizioni struggenti, acrobatiche e incantevoli di tanti artisti.” Non è facile, né edulcorata questa Meditazione che il benedettino Giacomo Baroffio (Bruder Jakob) ci offre in questa Settimana Santa. Eppure, nel contesto, porta un alito di freschezza, fa crescere una rinvigorita percezione di vitalità. Una Palma di pace ci accompagna in questo dì di festa che celebra l’ingresso di Gesù a Gerusalemme: in segno di pace, eppure noi non siamo mai stati in guerra. Chiediamo pace persino al virus sterminatore, oggi, con una preghiera di Vita. Fermi la pandemia.

“Se non dovessi tornare / sappiate che non sono mai partito. / Il mio viaggiare / è stato tutto un restare / qua, dove non fui mai” ci ricorda il poeta Giorgio Caproni.

Da psicologo credente, Giuseppe Magno nella Domenica delle Palme rinnova un interrogativo interiore quando scrive: “Perché? perché tante morti e affanni e fatiche e sofferenze universali sul piano sociale, economico, esistenziale? Non c'è una risposta. Dio non risponde al nostro interrogativo. Silenzio totale. La nostra fede si spoglia, quasi in agonia come nel venerdì Santo di Quaresima. Il buio ci avvolge. Perché Dio non parla alle suppliche del Papa e dei tanti credenti che invocano il suo aiuto per cancellare il dolore della morte, e lo strazio di quanti ancora lottano per superare sulla loro carne gli effetti epidemici del momento? Riesce l'uomo di oggi, il credente in Gesù Cristo e nostro Signore a chinare il capo umilmente ed accettare i suoi disegni?

E’ un uomo solo, sulla piazza di San Pietro, ad incarnare gli interrogativi, la sofferenza, la Passione di Cristo che in questi mesi attraversa l’umanità intera. Sovviene il film di Nanni Moretti "Habemus Papam", (del 2011) dove piazza San Pietro è stracolma e il balcone è vuoto, il Papa non c'è. Oggi invece, con la Piazza vuota, il balcone è pieno, sul sagrato c'è quest’uomo solo, anziano, che soffre con tutti gli uomini. Il momento è solenne, affliggente, ma la piazza è colma ed illuminata di luce fredda, la Luce tornerà, con la preghiera. Il Papa c'è e con lui la fede. Occorre credere. Occorre vivere. Scriveva Victor Hugo: “Ogni uomo nella sua notte se ne va verso la luce.” Ed è proprio l’immagine che lancia Papa Francesco nel crepuscolo piovoso di quella Piazza di marzo. E’ un manifesto della Passione, che nel suo etimo si riproduce nell’ambivalente significato della sofferenza - come l’Uomo della Croce - ma è anche impeto e determinazione verso qualcosa di salvifico, verso un benessere interiore, che induce a non fermarsi. Per il filosofo Francois Cheng: “La bellezza del mondo costituisce un appello.”

 
< Prec.
 
© 2020 Il Parere dell ingegnere

Il Parere dell'Ingegnere è una testata giornalistica registrata con Autorizzazione del Tribunale di Roma N. 500 del 29/12/2006
ISSN 2281-5554