“Oltre la felicità” di Michele Libutti (Ed. Nuova promos), di Armando Lostaglio PDF Stampa E-mail

                               “Oltre la felicità” di Michele Libutti (Ed. Nuova promos)

 

di Armando Lostaglio

 

Può capitare che uno scrittore senta il bisogno di ri-raccontarsi con maggiore veemenza, ovvero di fare ulteriore chiarezza rispetto a quanto ha già pubblicato. Accade allo scrittore lucano Michele Libutti che ha alle spalle diciannove pubblicazioni, un quarantennio da medico, una laurea in lettere classiche e premi letterari di livello nazionale. Con il suo ultimo lavoro dal titolo impegnativo “Oltre la felicità” (Nuova Prhomos Edizioni) lo scrittore si misura con la probabilità di carpire il segreto che sta dietro a tale ambizione umana e necessaria che chiamiamo felicità, in fondo ad un viale ipotetico o reale che sia. Operazione non sempre riuscita a scrittori e intellettuali anche del grande schermo come Woody Allen, ipocondriaco che sente sempre il bisogno di ambire a quel livello superiore che chiamiamo felicità. Michele Libutti sente, dicevamo, un bisogno ulteriore, di fare chiarezza nella maniera di interpretare questo suo testo, che appare ben più ricolmo e gravoso dei precedenti.  Così si esplicita l’autore: “Quando frequentavo la Facoltà di Lettere Classiche mi imbattevo spesso in considerazioni, sull’opera che stavo studiando, che poco avevano a che fare con quelle che l’autore intendeva esprimere. Capitava coi più grandi e ancora oggi continua a capitare anche con quelli che, come me, non sono certamente scrittori affermati e di grido. Ma a tutto dev’esserci un limite e, benché il lettore sia il giudice supremo di quello che legge, non vedo nulla di trascendentale se un libro sia commentato anche dall’autore stesso quando chi lo legge si fa un’idea che poco ha a che vedere con l’opera stessa. E’ il caso di “Oltre la felicità”, un libro scritto da me e appena edito”.

 Evidentemente questo mondo in cui viviamo non è il migliore dei mondi possibili e da questa considerazione parte l’autore per descrivere la sua storia e inserirla in una realtà che in parte appare come la vediamo e in parte “offre” qualcosa di diverso. Molti dei personaggi che l’autore ha messo in campo, si chiedono: “esiste la felicità?” I due amanti/protagonisti non hanno esitazioni nel dare una risposta affermativa e addirittura si mettono alla ricerca di un luogo che possa esistere nella realtà, dove infine trovano una sorta di “residenza metafisica” della felicità, in una dimensione fino ad allora sconosciuta, proprio come avevano entrambi, da tempo, sognato. Ecco perché diventa necessario far parlare dei personaggi al confine della realtà e farli interloquire con alcuni uccelli e alberi, far ascoltare musiche divine che hanno lo scopo di introdurrete questo nuovo ambiente, pervaso da una dolcissima aria color di rosa dove appaiono bambini e adulti circondati da un alone misterioso e tutti pronti a “toccare con mano” in qualche modo la realtà che evidentemente esiste “Oltre la felicità”. Questo posto meraviglioso è indicato da un semplice cartello segnaletico da cui si parte per entrare nel regno della VERA FELICITA’”.

Condividiamo quanto scrive in prefazione Deana Summa che “Oltre la felicità” “è decisamente malioso e irresistibile per la promessa di beatitudine e serenità che prospetta. L’autore, che già negli ultimi esiti letterari, aveva intrapreso il “viale” della conversione dal reale all’ideale, qui approda a risultati di spiritualità hessiana”.

Michele Libutti sa comunicare e mettere a nudo parti recondite, luoghi e persone, ambiti interiori e oltre alle stanze di vita quotidiana. La sua è una lettura che sa essere carezzevole o sensuale, gioca con la penna e con l’anima, lui che ha mutuato l’impegno di medico e scrittore da precedenti tanto illustri, Cronin in primis. Gli oggetti e le persone che gravitano intorno alla coppia dei protagonisti di questa ultima fatica letteraria, rivestono la funzione di mediatori in grado di raccontarsi con profondità per capire se è possibile raggiungere quello stato superiore che vorremmo fosse la felicità. L’autore conclude augurando a tutti di ritrovarsi prima o poi in quel viale per percorrerlo fino in fondo, fino al cartello segnaletico, varcato il quale si giunge nell’altra dimensione, la dimora più ambita della vera felicità.

 

 
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