MI MERAVIGLIO DELLA MERAVIGLIA DEGLI ANALISTI DELLE ELEZIONI USA, di Catello Masullo PDF Stampa E-mail

MI MERAVIGLIO DELLA MERAVIGLIA DEGLI ANALISTI DELLE ELEZIONI USA

Catello Masullo

 

Ancora una volta in occasione delle elezioni presidenziali in USA gli analisti, gli studiosi, i sondaggisti si sono clamorosamente sbagliati. Quattro anni fa davano Hillary Clinton in grande vantaggio nei pronostici, e poi ha vinto Trump. Nelle elezioni attuali, fin quasi alla apertura delle urne, Biden era dato in vantaggio abissale, e, invece, Trump e’ arrivato ad un soffio. Quasi vinceva. Oggi, 8 novembre 2020, tutti i giornali salutano Biden nuovo presidente degli USA, anticipati dai servizi segreti, che già un paio di giorni fa avevano chiuso lo spazio aereo sopra la abitazione privata da Biden, una misura riservata ai soli presidenti.

Ancora una volta mi meraviglio della meraviglia di analisti, studiosi, sondaggisti. In entrambe le tornate elettorali mi sembra ci sia stata una pesante sottovalutazione dell’elettore medio della cosiddetta “America profonda”. Antropologicamente e culturalmente distante mille miglia dal californiano, dal newyorkese, dal bostoniano. Un elettore, quello dell’America profonda, interessato, con priorità assoluta su tutto, al proprio conto in banca. Sostanzialmente democratico, ma non solidale (al diavolo la sanità per tutti della “Obama Care”!). Straconvinto del mito del “vincente” che abbandona i “perdenti” al loro destino. Ammiratori dell’uomo forte, altamente testosteronico, wasp, che vince sempre, sprezzante delle regole, antisistema e, meglio, se anche sciupafemmine. In definitiva, Trump lo ha inventato Berlusconi. Che da zero diventò, d’un sol colpo, primo partito, presidente del consiglio, padrone d’Italia. Perché, dissero all’epoca, “metà delle femmine italiane aspiravano ad essere trombate da Berlusconi, e metà dei maschi italiani ambiva di trombare come Berlusconi”!

 

Come meravigliarsi, quindi, che questo elettore dell’America profonda straveda per Trump? Gli analisti, effettivamente, una qualche giustificazione la trovano nei sondaggi. Che però, quattro anni fa come oggi, non hanno saputo interpretare in chiave psicologica ed antropologica. L'elettore dell’America profonda di cui alla specie, almeno in parte, un po' si "vergogna" di come è e di come vota. Perché ci sono leggi assolute che valgono per tutti gli esseri umani: tutti quanti, in cuor nostro sappiano che ci sono cose che sono giuste e cose che sono ingiuste. Ad esempio sappiamo tutti che il razzismo e l'egoismo sono cose ingiuste. Però, magari, ci possono far comodo. Ed allora votiamo per partiti che nella sostanza sono razzisti, inneggiano all'egoismo antisolidale, e che seminano odio e paura del diverso. Però facciamo fatica a dichiararlo in pubblico ed ai sondaggisti. Salvo poi  finire a farlo nel segreto dell'urna. Un po' come in Italia qualche decennio fa. che nei sondaggi pochi dichiaravano apertamente di votare per la Democrazia Cristiana, che poi faceva il pieno nelle urne.    


 

Molti analisti avevano previsto, con malriposta sicumera, che Trump avrebbe perso gran parte del suo elettorato avendo gestito malissimo la pandemia. L’elettore medio dell’America profonda, alla fine di un mandato presidenziale guarda il conto in banca. Se e’ superiore a quello di 4 anni prima, il presidente che si ricandida e’ da confermare. Trump ha gestito la pandemia con l’occhio a quel conto in banca. Non ha avuto in grande cale gli allarmi degli scienziati capitanati dall’epidemiologo Fauci. Forse anche per cinico, inconfessabile calcolo, secondo il quale la maggioranza dei morti si sarebbero contati tra quelli che non avrebbero mai dato il voto a lui. Trattandosi di ispanici e gente di colore delle grandi metropoli, più soggetti al contagio, per maggiore promiscuità, dovute a condizioni di lavoro e censo. Come confermato dal New York Times, che ha evidenziato come il tasso di mortalità per gli ispanici in città è di circa 22 persone ogni 100 mila, mentre il tasso per i neri è di 20 su 100 mila, più del doppio di quello registrato per i bianchi e gli asiatici: rispettivamente 10 e 8 ogni 100 mila.

Trump non ce l’ha fatta per un soffio. Probabilmente grazie al voto delle frange di sinistra radicale, che tifavano per Sanders. I quali 4 anni fa non erano andati a votare per Hillary, vedendola come esponente delle lobbies finanziarie e dell’establishment. E che, questa volta, sono andati a votare per Biden, solo per scongiurare la (maggiore) sciagura di un Trump bis. E si, perché Trump ne ha combinato delle belle in questi 4 anni. Non si e’ mai peritato di essere il presidente di tutti gli americani. E’ sempre stato divisivo. Ha fatto di tutto per mettere la sua metà di americani contro l’altra metà. E’riuscito a far scomparire la vergogna di essere razzisti a chi lo era e che ha rialzato la testa durante il suo mandato. Ha rapito i bambini dei dreamers provenienti, in gran parte, dalla frontiera con il Messico, separandoli con forza e brutalità dai genitori. Ha costruito un enorme muro, di agghiacciante memoria. Per cui un’America con una guida ambientalista, inclusiva, antirazzista, responsabile, preoccupata seriamente della salute degli americani, come quella di Biden, con il voto assoluto conseguito più consistente di tutti i tempi (la percentuali dei votanti e’ stata la più alta degli ultimi 100 anni), rende oggi il mondo un mondo migliore. Bye Bye Trump!.

 
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