73ma MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA CONF. STAMPA DI PRESENTAZIONE HOTEL EXCELSIOR 29 LUGLIO 2016

73ma MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

CONF. STAMPA DI PRESENTAZIONE HOTEL EXCELSIOR 29 LUGLIO 2016

Resoconto a cura di : Anna Piccini, Assunta Masullo, Rossella Pozza, Catello Masullo

Paolo Baratta : Una novità di questa edizione è costituita dalla nuova sala all’aperto nella Cittadella del Cinema. Il successo della Biennale College  ci suggerisce di continuare. In una delle sezioni c’è il film di uno dei premiati: il circolo virtuoso si manifesta. Esiste un comitato di selezione tra i 40 progetti candidati. La sala nuova ci dà la possibilità di aprire a nuovi generi. Ed aprire al pubblico. Ci sarà una nuova sezione. E servirà anche per incontri e per parlare, come fatto con l’abbozzo degli Incontri nel giardino. Il Comune di Venezia ha reagito con grande sollecitudine con la realizzazione degli interventi di riqualificazione dell’area del Lido, con l’auspicio del rinnovamento anche delle strutture private e degli alberghi. Siamo fedeli al nostro modello fondato sulla qualità. E paradossalmente questo ci apre di più verso il nuovo. Siamo considerati dalle case di produzione di maggior prestigio al mondo un trampolino di lancio che fornisce valore aggiunto alle loro opere. Si tratta di un lavoro continuo nel tempo. È un obiettivo che perseguiamo da tempo. Non lo inseguiamo come banderuole. Si stabiliscono rapporti di stima e di fiducia nel mondo. Utili per un lancio internazionale dei film. Molti film americani scelgono Venezia per lanciare i film sul mondo statunitense. Continueremo a lavorare alla ricerca delle novità e della qualità nelle  novità. Se non siamo in qualche misura imprevedibili, non serviamo a molto.

Alberto Barbera : Novità importanti. Aggiustamenti e trasformazioni progressivi. A cominciare dal mercato che diventa un’altra cosa. Nuova sezione che si chiama “Cinema nel Giardino”.  Al posto del buco. Anche un festival è un lavoro collettivo. Voglio ringraziare prima di tutti il presidente Baratta, per l’appoggio pieno e totale ed una assoluta libertà all’interno di un progetto condiviso. Ringrazio il generale ed il suo stato maggiore. E ringrazio la pattuglia che lavora con me a revisionare gli oltre 1200 film che sono stati visti dal nostro staff di esperti.  Ringrazio i corrispondenti da paesi lontani, come Paolo Bertolini, ecc…

Daremo due Leoni alla carriera: Skolimowski e Belmondo. Premio speciale a Chris Hilander, l’uomo dalle dita d’oro del cinema di animazione. Un tributo a due autori scomparsi di recente: Kiarostami, che ha cambiato il rapporto con quest’arte, e Cimino, che stava cambiando il cinema americano. A loro due è dedicata la Mostra. Vedremo dei film, come L’anno del dragone di Cimino. E  di Kiarostami vedremo dei brevissimi film ai quali stava lavorando, ciascuno di 4 o 5 minuti, dedicati a pittori. Non sono stati completati a causa della malattia. I figli hanno accettato di portare a Venezia uno di questi film, che sarà abbinato ad un film di montaggio di un grande fotografo iraniano, amico fedelissimo di Kiarostami,  che lo ha accompagnato per 25 anni, raccogliendo una quantità enorme di materiale. Aveva in progetto di realizzare un film con Kiarostami con questi materiali. Questo primo montaggio dura 76 minuti che sono i 76 anni di vita di Kiarostami. Due film importanti: il film  di apertura di Venezia Classici è di Makhmalbaf, che vive a Londra da oltre 10 anni. Nel ’90 fece un film  che si chiamava Le notti di Zayandeh-rood (Shabha-ye Zayandeh-rud), immediatamente vietato dalla censura. Sarà il film d’apertura di Venezia Classici. Furono tagliati 37 minuti. Ma anche così non è mai riuscito ad uscire. Il regista è riuscito a rientrare in possesso dei 63 minuti sopravvissuti ai tagli da parte della censura, che saranno presentati a Venezia. Altro film  di Venezia Classici è una prima mondiale, l’ultimo film di Kato Tai, prodotto nel ’79 poco prima che morisse. Un film su un gruppo musicale di giovanissimi che aveva costruito una sorta di comunità. Film di un grandissimo autore che si mette in gioco. Le sezioni sono 4 . Il cinema cambia, ogni anno siamo davanti ad approcci diversi. Approccio mediato. Racconto del presente mediato da tante cose, dalla letteratura (numerosi film si ispirano a romanzi, a cominciare da Wenders, da un testo teatrale, una riflessione sul tema eterno dell’amore). C’è un secondo film su un testo letterario. Ed un altro in 3D. Il film di Ozu è pure basato su un testo teatrale. Da cui già un film di Lubitsch del ’32. Traumi della Prima Guerra Mondiale. Altri film riflettono sulle guerre. Quello di Mel Gibson, fuori concorso, su una storia vera. Altro film  tratto da un romanzo, quello di Tom Ford, che parla dei problemi che conosciamo bene, dei rapporti tra moglie e marito all’interno di una doppia cornice. Due film di fantascienza che parlano di oggi, della ricerca di sé. Come  se fosse Spielberg e Malick assieme. Altro film nel futuro distopico, film attesissimo. Enorme successo negli Usa, “The Bad Batch”, un film di Ana Lily Amirpour, la regista di A Girl Walks Alone in  the Night, tutti i reietti della  società vengono buttati fuori nel deserto. Il filtro della storia viene anche in altri film, come quello di Larrain, Jackie, sui quattro giorni successivi all’assassinio di Kennedy. Torna la storia in Konchalovski, con Paradise, una riflessione sull’Olocausto. Parla ancora una volta della responsabilità individuale di fronte alle violenze della storia. Une Vie di Stéphane Brizé, tratto da Maupassant. Un’opera sorprendente. Un secondo film cileno in concorso, opera prima, El Cristo ciego, parabola cristologica con evidente influenza di Pasolini, ambientato nelle miniere del nord del Cile. Tra approccio realistico e fantastico il nuovo film di Escalante. Si parla della società degli strati più bassi messicani. Il melodramma è usato in Frantz, ambientato alla fine della Prima Guerra Mondiale. E ancora un uomo  ferito dalla guerra che si ritira in un’isola deserta al largo della Nuova Zelanda, in The Light Between Oceans. C’è anche un western: Brimstone. Non è un western americano, ma olandese,  girato interamente in Etiopia. Ma sfido chiunque a capire che non è girato in America da un americano. Con un grande cast.  Tre i  film italiani che ci hanno convinto di più. Ritorno di Giuseppe Piccolo con il suo film più ambizioso. Molto contemporaneo. Roan Johnson, una commedia che tutti vorrebbero realizzare, divertentissima,  girata benissimo, leggera, attori non conosciuti. Poi un  documentario, Spira mirabilis, di una coppia di compagni nella vita, film a bassissimo costo, 120.000 euro. Definirlo documentario è riduttivo. È una cosmologia sul senso della vita. Acqua, aria, terra e fuoco. Film di una potenza concettuale e di uno splendore visivo che lo collocano ai livelli più alti. 

“Orizzonti” non è un concorso di serie B : nuovo cinema, cinema di tendenza, di registi che escono dagli schemi. Che cercano di percorrere strade nuove. Ci sono alcuni ritorni. Con attori che sono stati nel concorso principale. King of the Belgians, della coppia Jessica Woodworth e Peter Brosens, che avevano diretto La cinquième saison, una commedia surreale. Ci sono tre opere italiane, tra cui un documentario sugli esorcisti siciliani, e l’opera prima romana di Michele Vannucci, “Il Più Grande Sogno”. Il regista del terzo film è nato in Alto Adige, il film è prodotto dall’Austria. In realtà non è italiano. È un’opera prima. Sono 7 le opere prime di “Orizzonti”. C’è un grande documentarista cinese. Altro documentario americano: Dawson City, storia incredibile, nel Klondyke, dove è partita la prima corsa all’oro. Città creata dal nulla in 15 o 20 anni e poi consegnata ad un declino inarrestabile. Scavando in un  vecchio edificio, nella buca di una piscina  sono stati trovati 500 film dei primi del ‘900. Il permafrost li ha conservati per 100 anni. Utilizzando quei film si può ricostruire la corsa all’oro di quei tempi.

Ci sono i primi due episodi di Sorrentino. Mel Gibson. Il film di un regista canadese che racconta la vera storia del pugile che ha ispirato Rocky. Il nuovo film di Amir Naderi, film italiano, girato in Italia. A mezzanotte di sabato proietteremo un film giapponese ispirato al manga di maggior successo, realizzato dallo stesso autore del manga. Un film coreano, storia ambientata durante gli anni dell’occupazione  giapponese della Cina.  Benoit Jacquot, con A’ jamais, tratto dal romanzo di Don DeLillo, romanzo breve. Un film quasi sperimentale, The Journey, film inglese poco conosciuto. Dopo decenni di lotta sanguinosa in Irlanda, finalmente si firma un accordo di tregua che ha portato alla stabilità. Il film ci dice i retroscena sui due responsabili delle due fazioni di lotta armata. Che si sono parlati direttamente ed hanno trovato un accordo per mettere fine alla guerra civile. Planetarium, di una promessa del cinema francese. Una delle protagoniste è Natalie Portman, l’altra è la figlia di Johnny Depp. Film audace in tutti i sensi. Ed il film di chiusura : remake de I magnifici sette, sabato 10. Avremo due dei protagonisti: Denzel Washington e Ethan Hawke. 

Sette  documentari straordinari non convenzionali. One More Time With Feeling , in 3D, di Dominik, in occasione del film musicale che uscirà a settembre. Altro documentario per stomaci forti. Poi Austerlitz, girato ad Auschwitz. Altro documentario su Morgan, un jazzista famoso negli anni ’60, finito a  rivoltellate.  Due documentari italiani, uno di Munzi, Assalto al cielo, sul ’68 italiano. L’altro è la storia di tre combattenti volontari delle milizie curde. Con immagini sconvolgenti. Ultimo documentario American Anarchist : uno dei libri più venduto al mondo su Amazon, del ’69,  è quello che ha raccolto tutte le ricette per costruirsi in casa ordigni esplosivi. L’autore lo ha rinnegato. In quasi tutte le abitazioni di chi ha compiuto stragi negli ultimi anni c’è questo libro. Per la prima volta l’autore del libro si confessa in pubblico.

“Cinema nel Giardino” : sezione nuova, 10 titoli, proposta in parte inedita. Per offrire al pubblico, anche dei curiosi e degli abitanti del Lido,  proiezioni gratuite. Film che stanno a  cavallo tra il cinema d’autore  ed il cinema destinato al pubblico. Una volta si chiamava cinema medio. L’ambizione era di fare un focus dedicato al cinema italiano. Ma non ci sono riuscito. Non tutti gli autori italiani ci hanno creduto. Ci ha creduto Gabriele Muccino. Gli altri sono registi stranieri. Kim Ki-duk con una storia paradossale di un pescatore che sconfina involontariamente tra Corea del Nord e quella del Sud. Ultimo film di James Franco, da John Steinbeck, In Dubious Battle. Un documentario di Michele Santoro su Scampia, sorprendente per la qualità dell’indagine che raggiunge una profondità mai vista. C’è una commedia divertente, remake argentino di Les intouchables, si chiama Inséparables. Poi un singolare documentario sulla  esperienza di Franca Sozzani che ha cambiato il modo di rappresentare, girato dal figlio. A mezzanotte di venerdì sera il restauro di Zombi fatto da Romero. A presentare ci sarà Dario Argento.

20 film restaurati nella sezione “Venezia Classici”, 10 documentari. Le concours, un documentario sulla ammissione alla scuola di cinema di Parigi. Uno sguardo dietro le quinte di un mondo che non si conosce. Un altro su Denis Hopper. Poi c’è un documentario di Vigas che l’aveva già inviato a Venezia l’anno scorso. Un documentario su Rem Koolhaas realizzato dal figlio. Poi le pillole di Luce di “Orizzonti”.

C’è un astronave che atterra nei giardini del Casinò, un progetto speciale di Enrico Ghezzi, un uovo all’interno del quale si può entrare e dove Ghezzi intervisterà i protagonisti della Mostra.

Tutto quello che non ho detto lo trovate in cartella stampa.

Barbera (rispondendo ad una domanda su uno specifico film escluso dalla selezione) : Abbiamo  visto centinaia di film; non posso spiegare le ragioni per cui dei 3200 film ricevuti ne  abbiamo scartati la maggioranza.

D: Qualcosa sulla coproduzione Svezia-Usa.

Barbera : E’ un documentario sul jazzista americano Morgan, famoso all’epoca. Morto ucciso a pistolettate in un club di jazz a NY. Riesce a ricostruire gli anni del jazz a NY. Musica straordinaria. La maggior parte dei soldi vengono dalla Svezia. Costruito con materiali di repertorio. Ci ha convinti.

D: Dai film visti e scartati avete individuato una tendenza? Che temi avete privilegiato?

Barbera : Parlare delle tendenze ci porterebbe via giornate intere. Oggi i cineasti, facendo finta di parlare di altro,  western o fantascienza, come  sempre continuano a parlare di oggi. Riflessione sui grandi temi della esistenza e sui grandi interrogativi di sempre, di fronte alla guerra, alla violenza. Fondamenti dei rapporti umani. Cosa siamo. Dove andiamo. L’aspirazione all’immortalità. Grandi temi filosofici ed esistenziali che tornano costantemente nel cinema. Con prese di distanza dalla quotidianità. Per riflettere sull’oggi.

D: La situazione italiana per il concorso. Che annata è?

Barbera: Abbiamo visto 125 film italiani. Tantissimi. La produzione nazionale sta puntando - mi sembra - più sulla quantità che sulla qualità. Alcuni film non erano pronti. Abbiamo cercato di  selezionare i più riusciti,  ma anche i più coraggiosi e nuovi. Che cercavano di uscire dagli schemi della commedia che domina i botteghini. Visione cosmologica del documentario della coppia. Il film di Piccioni è molto ambizioso, riuscito e compiuto e formalmente risolto e raffinato. La commedia di Roan Johnson  è una piacevolissima sorpresa. Fa quello che era vitale nella commedia degli anni ’60. Il grande cinema medio era la commedia all’italiana. Oggi si fanno commediole, commediacce, tutto fuorché buone commedie.

D: Sudamerica : Buona salute del cinema sudamericano, perché non arriva alla selezione il film di Larrain?

Barbera : Il film non era pronto, ci è arrivato solo due giorni fa.

D: L’altro anno avevi detto che con gli stessi soldi che si utilizzavano per fare i film anni fa, se ne fanno il doppio. Continua? Nuova legge sull’audiovisivo. Rapporto con le serie tv.

Barbera : Rispetto allo scorso anno non è cambiato granché. Mi sembra che manchi la capacità di individuare strategie diverse. Il mercato si è aperto a tutte le forme di produzione di audiovisivi. C’è attenzione al mondo digitale di oggi. Non c’è più distinzione netta tra chi produce film e chi produce altro. Abbiamo cominciato a proporre miniserie a Venezia. Con successo. Quest’anno proponiamo i primi due episodi di Sorrentino che vi sorprenderanno. C’è attenzione. Il mondo sta cambiando radicalmente. Massima attenzione, confermando che si tratta di un festival di cinema. Ma con la contaminazione bisogna fare i conti.

D: E’ contento della selezione?

Barbera : Sono soddisfatto, certo. Abbiamo film inaspettati e sorprendenti. Abbiamo un film di 3 ore e 45 minuti di uno dei più grandi film-maker. Credo che siamo riusciti a trovare la qualità che cercavamo.

D. Il film di Kusturica? Quanti posti ha la nuova sala?

Barbera : Il film di Kusturica è attesissimo. Ha richiesto quattro anni di lavorazione. Nato da un corto suo, presentato a Venezia quattro anni fa. È la summa del suo cinema. E anche un andare oltre. Quel corto di quattro anni fa era la fine del film. Il film racconta come ci si arriva. E spiega il corto. La nuova sala ha 440 posti.

D: Qualcosa d’altro, in più,  su Konchalowski.

Barbera : B/n sull’Olocausto, racconta tre storie in Francia dal momento dell’occupazione nazista sino ad Auschwitz. È un film sconvolgente.

D: Fulvia Caprara : Scorsese? Eastwood? Venezia come ricerca, quest’anno nel concorso ci sono scelte diverse? Ci sono autori ed anche nomi noti? Profilo di Venezia?

Barbera : Il film sarà pronto il 25 dicembre. Eastwood è quasi pronto, esce a fine novembre in USA e a Natale nel resto del mondo. Eastwood non va più da nessuna parte, non si muove più. Restiamo una mostra d’arte cinematografica. Anche quest’anno siamo sul film d’autore. Anche il film di fantascienza che proiettiamo non è mai stato visto prima. Non ho citato in concorso il nuovo film di Terrence Malick. Ci lavora da 10 anni. Definirlo documentario è riduttivo. Siamo di fronte ad un grande film visionario che racconta la genesi dell’universo. Una cosa mai raccontata prima. Fatto di immagini di riprese scientifiche. Supervisionato da Douglas Trumbull. Immagini al pc. E immagini strappate all’oggi, al Terzo mondo, con telecamere digitali a bassa definizione. Venezia non ha cambiato la sua natura e le sue strategie. Continua a difendere il cinema d’autore. Kim Rossi Stuart ha accettato di presiedere la giuria “Opere prime”. Il suo film è coraggioso. Con forte componente autobiografica. Le sue ossessioni, i suoi rapporti con l’altro sesso. Con dose iniziale di narcisismo. Ma alla fine con sincerità e capacità di mettersi a nudo. E di prendersi in giro. È inconsueto.

D: Massiccia presenza del cinema americano in concorso, 8 film. Come mai?

Barbera : Solo perché sono bei film! Quest’anno c’erano molti più buoni film. Abbiamo dovuto rinunciare a film che in altre annate sarebbero stati a Venezia. Abbiamo scelto quelli  che ci convincevano di più. Sono la prova della vitalità del cinema a americano. Che presenta il meglio e il peggio del cinema. Ma anche la capacità straordinaria di un cinema capace di cambiare e rinnovarsi continuamente. Sfaccettata realtà. Oggi il cinema americano continua ad essere il cinema dominante in tutto il mondo. C’è una  ottima qualità.

D: Regno Unito : Brimstone.

Barbera  : La quota maggioritaria è olandese. Il regista è olandese. Gli altri film non sono usciti dall’0landa. È un film  ambizioso. Ci ha lavorato oltre quattro anni. Di grandissima qualità. Costato molto meno di quanto appare. È stato fatto con soli 12 milioni di euro. Ma sembra invece molto di più. Il cinema europeo, quando vuole, riesce ad essere competitivo con quello americano.

D: Questione sicurezza, accorgimenti diversi dal solito? Da chi è finanziata?

Baratta : Ci saranno accorgimenti di sicurezza, ma trattandosi di sicurezza, non verranno svelati in questa conferenza stampa. Narcisismo? Posizione ideologica? No, una questione di attenzione. Vogliamo sentire l’incalzare della capacità creativa del tempo. Guardare oltre. C’è nella Biennale di Architettura una signora che è sulla scala. Il cinema reagisce con grande velocità, come gli stormi di storni che deviano istantaneamente. Il manierismo dell’ansietà dei tempi duri scatta e va a guardare le cose della vita. Questo è il nostro ruolo di ricerca. Il cinema ci offre occasioni straordinarie. È lui che scatta all’improvviso. Non siamo noi che gli diciamo come farlo. Il nostro compito è registrarlo.