Discronache che annullano il tempo, di Roberto Vacca

Discronache che annullano il tempo, di Roberto Vacca, L‘Orologio, 28/10/2017

 

L'articolo di Georges G. Toudouze era corredato da una chiara cartina dell'Oceano Pacifico, sulla quale erano riportate le distanze in miglia marine fra le basi americane e quelle giapponesi e i luoghi che sono stati teatro della seconda guerra mondiale: Pearl Harbor, Midway, Wake, Guam, le isole Marshall, le Caroline, le Marianne e le Filippine....


La descrizione dei conflitti aeronavali, della perdita da parte americana e, quindi, della riconquista delle Filippine e dell'isola di Guam era preceduta da liste delle navi da guerra giapponesi e statunitensi, nelle quali venivano specificati: i tipi, i tonnellaggi e gli armamenti.

L'articolo di Toudouze cominciava con una descrizione dell'inizio delle ostilità e dell'attacco di sorpresa senza dichiarazione di guerra - dei giapponesi, commentato dall'autore e dal suo amico cinese Kiang, a questo punto, però, l'articolo è inesatto: cita il 29 Aprile come data dell'attacco giapponese - mentre tutti sanno che Pearl Harbor fu attaccata proditoriamente il 7 Dicembre 1941. Leggendo più attentamente, si nota che anche I'obiettivo dell'attacco giapponese è indicato erroneamente come Manila nelle Filippine.

Come poteva Toudouze compiere errori così grossolani e imperdonabili? Non era solo un giornalista e autore di romanzi di avventure marinare. Era anche professore di storia e membro dell’Académie de Marine francese.

Georges G. Toudouze (1877-1925) aveva una grossa scusante: il suo articolo fu pubblicato il 15 Novembre 1921 – tre decenni prima della guerra del Pacifico fra Giappone e Stati Uniti! La rivista che lo pubblicò era Je Sais Tout [“Io So Tutto”] di Parigi, una vera palestra di profeti che aveva iniziato  le pubblicazioni nel 1905.

Nel primo numero Camille Flammarion aveva pubblicato un articolone su possibili ipotesi della fine del mondo: dovuta all’impatto con una cometa, a un nuovo diluvio universale oppure a una glaciazione estrema. Sempre nel 1905 apparve una descrizione del futuro tunnel ferroviario per collegare Parigi con Londra. Nel 1906 un articolo su “L’automobile regina del mondo”. Nel 1923 venivano previsti  gli aerotaxi e i transatlantici da più  di 100.000 tonnellate, che furono costruiti quasi due secoli più tardi.

Stranamente in un numero del 1921 di quella rivista troviamo un articolo di Jacques Mortane “La polizia aerea”, in cui quest'altro francese descrive con parecchi decenni di anticipo i pericoli della pirateria aerea. Anticipava che i futuri pirati avrebbero minacciato i pochi passeggeri con un revolver o con una bomba, magari finta. Dopo la rapina si sarebbero gettati nel vuoto con un paracadute, accolti a terra da complici.

Le ipotesi di dirottamenti aerei con richiesta di grossi riscatti o di atti terroristici distruttivi pare non siano state anticipate da alcuno prima che avvenissero. Già alla fine del secolo XIX Jules Verne aveva descritto nei suoi romanzi lunghi e veloci viaggi in pallone, in sottomarino, in treno e ricorrendo a mezzi tradizionali misti. Previde anche il viaggio dalla Terra alla Luna. Molti altri  libri di fantascienza  continuarono a descrivere viaggi spaziali.

Il primato di anticipazioni audaci di eventi futuri spetta a Luciano di Samosata che 19 secoli fa  descrisse viaggi interplanetari e al frate Ruggero Bacone che nel XIII secolo descrisse macchine potentissime, navi, aerei e treni velocissimi.  È irrilevante che questi visionari non conoscessero le ragioni per cui le loro previsioni fossero plausibili. Tanto meno potevano descrivere tecnologie plausibili con cui realizzare progetti fantastici.  Hanno avuto il merito di produrre congetture: strumenti potenti con cui scienziati, ma anche persone normali  con buon senso ed esperienza  riescono ad antivedere scoperte, invenzioni e perfino teoremi

Grandi innovatori e scienziati rischiano di prendere cantonate specie se  fanno congetture in campi diversi dal loro, ma talora anche nel proprio. I successi passati li inducono a illudersi di poter navigare con sicurezza anche nell’avvenire.

Uno dei casi più famosi è quello di Ernest Rutherford (Nobel per la chimica 1908 per scoperte sulla radioattività), uno dei fondatori della fisica nucleare. Nel 1933 scrisse in “La trasmutazione dell’atomo”:

“E’improbabile che si ottenga una nuova fonte di energia da questi processi. È stato suggerito che la trasmutazione di un atomo causi la trasmutazione di nuclei vicini così che l’esplosione si diffonda in tutto il materiale. Se fosse vero, già da tempo avremmo avuto un’esplosione gigante nei nostri laboratori – e nessun superstite che potesse raccontare l’evento.”

I fatti gli diedero torto: 9 anni dopo Enrico Fermi a Chicago mise in funzione la prima pila atomica e 12 anni dopo scoppiò la prima bomba atomica.