GERALD BRUNEAU

Comunicato stampa

 

GERALD BRUNEAU

KALEIDOSHISOKAOS

 Fotografie dal Chelsea Hotel

 

In anni ormai lontani Joey Ramone, leader indiscusso di uno dei gruppi che ha reso il punk un movimento cultural senza precedenti, cantava “Hanging in the lobby of the Chelsea Hotel / On a wild psychedelic night, pretty wild / Like a drug I never did before a drug I never done / A drug I never did before this ain´t fun”...

 


La lobby e gli spazi del Chelsea Hotel, uno dei luoghi più iconici della città di New York, rivivono in una selezione di scatti realizzati da Gerald Bruneau negli anni Ottanta e presentati presso gli spazi di Contemporary Cluster, al piano mezzano di Palazzo Cavallerini Lazzaroni. “KALEIDOSHISOKAOS. Fotografie dal Chelsea Hotel” è il titolo della mostra che inaugura il 13 gennaio 2018 alle ore 18.30. Ciò che Bruneau restituisce è il fascino di un luogo avvolto nel mito, i cui corridoi sono stati attraversati da musicisti, scrittori, attori e registi che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria storica che di questo edificioci è stata consegnata. Mark Twain, Dylan Thomas, William Borroughs, Jack Kerouac, Simone de Beauvoir, Charles Bukowsky, Allen Ginsberg, Leonard Cohen, Patty Smith,Iggy Pop, Jeff Beck, Sid Vicious e Nancy Spungen, Willem de KooningRobert Mapplethorpe sono soltanto alcuni dei frequentatori del Chelsea Hotel, eterodossi avventori o assidui frequentatori di quelle stanze che fornivano loro l’impermanenza di una stagione straordinaria che ha visto fiorire alcune delle menti più geniali del XX secolo.

 

Lo storico hotel, un edificio di dodici piani in stile vittoriano situato al 222 West 23rd Street, Manhattan, accanto al quartiere Chelsea, era stato fondato nel 1884 da Philip Huber, l’inventore di un bottone autoserrante impiegato per le divise dell’esercito unionista nella guerra tra nordisti e sudisti ed entusiasta sostenitore delle idee progressiste di Charles Fourier, il filosofo che si era fatto interprete di una critica feroce alla disumanizzazione indotta dal capitalismo ottocentesco e dalla moderna borghesia.

Le soluzioni abitative socializzanti suggerite da Charles Fourier sono dunque all’origine del Chelsea, esperimento sociale e urbanistico nato come una delle prime cooperative abitative di New York. Quello stesso edificio, partorito dalla mente illuminata di uomo ispirato da valori libertari e tensioni utopistiche, sarà, anni dopo, la meta privilegiata di intere generazioni di artisti e creativi. Con queste premesse, il Chelsea segna un cambiamento epocale che rivoluzionerà per sempre lo skyline newyorkese, fornendo agli artisti e ai suoi avventori un luogo magico, sospeso tra slanci utopici e ruvidezze distopiche di un mondo in rapida trasformazione.

Gerarld Bruneau, che quei luoghi densi di fascino li ha vissuti e attraversati, propone una selezione di dodici scatti realizzati negli anni ’80. Immagini di una autenticità coinvolgente, un percorso ascendente attraverso cui Bruneau racconta alcuni dei “testimoni di un mondo irripetibile e ineguagliabile per sfrontata provocazione e creatività come non ne vedrete mai più in certi personaggi che - ahimé- non tornano”.

Shizo, ex componente della band di Nina Hagen, che imperversava nei club più underground della città, sempre accompagnata dal produttore Umberto, il centododicenne Alpheus Cole, allievo del pittore e incisore francese Benjamin Constant, il compositore Virgil Thomas, lo scrittore e produttore di space music Alan Cohen, meglio conosciuto sotto il nome di Aloid, il performer Leigh Bowery e la moglie Nicola Bateman sono alcuni dei personaggi che Bruneau ha fotografato durante gli anni trascorsi al Chelsea. Una nutrita schiera di creativi, dropout, ma anche di rispettabili e venerandi intellettuali, che restituisce il milieu del fermento artistico di quegli anni. Le fotografie di Bruneau costituiscono una memoria irripetibile di attimi ormai lontani, trasudano di autenticità, intente come sono a catturare momenti della quotidianità di personaggi atipici ed eclettici.

 

Gerald Bruneau(Monte Carlo, 1947) ha iniziato la sua carriera professionale a New York negli anni Settanta, collaborando all’interno della Factory di Andy Warhol e realizzando ritratti e reportagesnegli Stati Uniti. Negli anni Ottanta si è trasferito in Italia dove ha iniziato a lavorare come freelance per prestigiose riviste. Ad anni più recentirisalgono i suoi interventi sui Bronzi di Riace e sulla Paolina Borghese, che hanno destato non poche polemiche. Ha lavorato per molti anni per l’agenzia Grazia Neri ed è stato uno dei fondatori della agenzia fotografica online Blackarchives. I suoi lavori sono stati pubblicati sulle riviste italiane ed estere più importanti, tra le altre, Washington Post, Time, Newsweek, Le Figaro, Le Monde.

 

 

*English Version

In long-gone years Joey Ramone, undisputed leader of one of the groups that made Punk a cultural movement like no other, was singing “Hanging in the lobby of the Chelsea Hotel / On a wild psychedelic night, pretty wild / Like a drug I never did before a drug I never done / A drug I never did before this ain’t fun”.

The lobby and other settings at the Chelsea Hotel, one of the most iconic buildings in the city of New York, come alive in a selection of snapshots made by Gerald Bruneau in the 80s and displayed at Contemporary Cluster, on the first floor of Palazzo CavalleriniLazzaroni.
The forte of Bruneau is that he restores the allure of a location covered in myth; musicians, writers, actors and film directors who left an indelible mark on the historical memory of this building went through its corridors.
Mark Twain, Dylan Thomas, William Borroughs, Jack Kerouac, Simone de Beauvoir, Charles Bukowsky, Allen Ginsberg, Leonard Cohen, Patty Smith, Iggy Pop, Jeff Beck, Sid Vicious and Nancy Spungen, Willem de KooningRobert Mapplethorpe are only a few persons of the habitué at the Chelsea Hotel, heterodox or regular customers of those rooms that provided them with the impermanence of an incredible season, which allowed some of the most brilliant minds of the 20th century to bloom.

The historical hotel, a twelve-storey building in Victorian style located at 222 West 23rd Street Manhattan, next to the Chelsea neighborhood, was founded in 1884 by Philip Huber, the inventor of a self-locking button, used for the uniforms of the unionist army in the war between the north and the south, and an enthusiast upholder of the progressive ideas of Charles Fourier, a philosopher who conducted a fiery critique against the dehumanization prompted by 19th-century Capitalism and modern bourgeoisie.

The residential and socializing resolutions suggested by Charles Fourier are thus at the basis of the Chelsea, a social and urban experiment risen as one of the first housing cooperatives in New York. That same building, realized by the enlightened mind of a man who took inspiration from libertarian ideals and utopian tensions, will become, in a few years, the favorite destination of whole generations of artists and creative talents. That being said, the Chelsea highlights an epochal shift that will revolutionize the skyline of New York forever, offering to artists and to its regulars a magic place, on hold between utopian impulses and dystopian abruptness in a fast-moving world. Gerald Bruneau, who lived and crossed those fascinating settings, proposes a selection of twelve snapshots from the 80s. Images of riveting authenticity, an ascendant path through which Bruneau describes some of the “witnesses of an unrepeatable and unequalled world in its impudent provocation and creativity like you would never see in certain characters that, alas, do not come back”.

Shizo, former member of Nina Hagen’s band, who used to visit the most underground clubs in the city, regularly followed by the producer and “slave” Umberto, the 112-year-old Alpheus Cole, pupil of the French painter and engraver Benjamin Constant, the composer Virgil Thomas, the writer and producer of space music Alan Cohen, better-known as Aloid, the performer Leigh Bowery and his wife Nicola Bateman are only a few of the characters that Bruneau photographed during the time spent at the Chelsea. A large crowd of creative talents, drop-outs, as well as respectable and esteemed intellectuals, reestablishes the milieu of the artistic dynamism of those years. Bruneau’s photographs constitute a unique memory of long-gone moments; they seep authenticity, intent as they are to capture moments of everyday life of atypical and eclectic persons.

 

 

 

Gerald Bruneau (Monte Carlo, 1947) began his professional career in New York in the 70s, liaising at the Factory of Andy Warhol, and making portraits and news reports in the United States. In the 80s, he moved to Italy, where he started working as a freelance for prestigious magazines. Recently, he intervened on the Riace Bronzes and on the Paolina Borghese, provoking many polemics. For many years, he has worked for GraziaNeri agency and he has been one of the founders of the online photo agency Blackarchives. His works have been published on the most important Italian and international magazines: among others, Washington Post, Time, Newsweek, Le Figaro, Le Monde.