CONFPROFESSIONI PIU' CRESCITA ED EQUITA' PER L'ITALIA

PIU' CRESCITA ED EQUITA' PER L'ITALIA

L’agenda dei liberi professionisti

per la XVIII Legislatura

Roma, 20 febbraio 2018

Tempio di Adriano


In Italia ci sono 1,5 milioni di liberi professionisti che ogni giorno lavorano e producono ricchezza

per il Paese. Barometro dello stato di salute di un territorio, sono la spina dorsale dell’economia che regge

il fragile rapporto tra Stato, cittadini e impese. Motore dell’occupazione e laboratorio di innovazione e

welfare, sono parte integrante del sistema economico e sociale che vive, non senza apprensione, le

dinamiche di un Paese scosso da profondi mutamenti politici, demografici e socio-economici.

Al pari delle altre attività produttive, i liberi professionisti hanno contribuito a rimettere in

carreggiata il nostro Paese, guidando le imprese fuori dalla crisi, aiutando le Pmi a superare gli ostacoli

della burocrazia, sostenendo i cittadini di fronte alle carenze della giustizia e della sanità, aprendo le porte

del lavoro ai giovani professionisti e alle nuove generazioni...

È un contributo genuino e silenzioso al Paese e al progresso della nostra società, ma mai abbastanza

riconosciuto dalla politica e dalle istituzioni. Per molti, troppi anni i liberi professionisti hanno subito le

decisioni di una classe politica che stenta a riconoscere il loro valore e le loro competenze per lo sviluppo

del lavoro, dell’ambiente, dell’economia e della giustizia. 

Con spirito propositivo Confprofessioni ha fissato l’agenda dei liberi professionisti in vista delle

elezioni politiche del prossimo 4 marzo 2018: proposte e sollecitazioni nella prospettiva della crescita e

dell’equità. Un contributo nato dalla nostra esperienza professionale ed associativa, che oggi presentiamo

alla politica e alle istituzioni con l'auspicio di aprire un dialogo fruttuoso e duraturo per la prossima

Legislatura.

Confprofessioni è la principale organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti in Italia. Fondata

nel 1966, essa rappresenta e tutela gli interessi generali della categoria nel rapporto con le controparti negoziali e

con le istituzioni politiche comunitarie nazionali e territoriali a tutti i livelli. Riconosciuta parte sociale nel 2001,

l’azione della Confederazione mira alla qualificazione e alla promozione delle attività intellettuali nel contesto

economico e sociale, proponendosi come fattore strategico per lo sviluppo e il benessere del paese e contribuendo,

assieme alle istituzioni politiche e alle altre forze sociali, alla crescita culturale ed economica della società.

Firmataria del CCNL dei dipendenti degli Studi Professionali, è stata chiamata a far parte del Cnel nel 2010.

Oggi Confprofessioni raggruppa un sistema produttivo composto da oltre 1 milione e mezzo di liberi professionisti

per un comparto di 4 milioni di operatori che formano il 12,5 % del Pil nazionale.

Sul principio della libera adesione, riunisce 20 sigle associative di settore: Economia e Lavoro (Dottori

commercialisti ed Esperti contabili, Consulenti del lavoro, Revisori contabili), Diritto e Giustizia (Avvocati,

Notai), Ambiente e Territorio (Ingegneri, Architetti, Dottori Agronomi, Geologi, Tecnici), Sanità e Salute

(Medici di medicina generale, Dentisti, Veterinari, Psicologi, Pediatri), V Area (Professionisti e Artisti, Archeologi).


Per un fisco più equo, al servizio degli investimenti

Siamo consapevoli che la leva fiscale è oggi il principale strumento di politica economica. Non dimentichiamo, però, che il

fisco è il primo indicatore del rapporto tra cittadini e Stato ed è alla base del patto sociale che lega interessi privati e bisogni

della collettività. Il nostro obiettivo è quello di arrivare a un fisco trasparente ed equo, al servizio della crescita, degli

investimenti e dell’economia reale.

Come?

Ridurre l’imposizione fiscale e semplificare gli adempimenti attraverso l’unificazione delle

scadenze e la razionalizzazione delle comunicazioni.

Aggiornare lo statuto del contribuente ed elevarlo a rango costituzionale per impedire la sua

sistematica lesione nella legislazione ordinaria.

Impedire gli aumenti automatici dell’IVA previsti per i prossimi anni, attraverso

provvedimenti orientati al lungo periodo, da rendere operativi già dalla legge di Bilancio per

il 2019, per sostenere commercio e servizi.

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Semplificare la P.A. e l’attività di impresa

Il percorso per la modernizzazione della pubblica amministrazione è ancora troppo timido e non ha intaccato l’identità e il

funzionamento del nostro apparato pubblico. Occorre dunque un cambio di prospettiva per colmare lo spread burocratico

che allontana l’Italia dalle principali democrazie europee: lavoriamo per un’amministrazione snella ed efficiente, che si

avvalga del supporto dei privati per servizi di maggiore qualità, con minori costi per la collettività.

Come?

Revisionare e rendere efficace la spesa pubblica. Sì ai recenti aumenti salariali nel comparto

della P.A., a condizione che le politiche di incentivazione si accompagnino a percorsi di

qualificazione e responsabilizzazione dei funzionari e allo snellimento degli oneri burocratici.

Garantire la semplificazione normativa con tecniche legislative moderne. Procedere con

l'accorpamento della normativa in testi unici di settore. Rendere chiare le clausole abrogatrici.

Razionalizzare e velocizzare l’amministrazione della giustizia, con particolare riguardo ai

crediti commerciali. Implementare metodi di risoluzione delle controversie in sedi diverse da

quella giurisdizionale e su base volontaria e fiscalmente incentivata.

Introdurre una procedura unica per l’avvio di nuove attività imprenditoriali e per la

realizzazione di nuovi investimenti. Dovrà essere un unico organo amministrativo ad espletare

tutte le verifiche e le valutazioni ai fini del rilascio delle autorizzazioni.


Sostenere l’economia reale. Proteggere il paesaggio e l’ambiente

Impegniamo la legislatura, le istituzioni nazionali e locali, per una campagna straordinaria di valorizzazione,

modernizzazione e messa in sicurezza del territorio e dell’ambiente in cui viviamo, prendendo sul serio il compito affidatoci

dall’art. 9 della Costituzione repubblicana. Una rinnovata alleanza tra Stato, cittadini, imprese e professionisti, per

promuovere il lavoro e rilanciare l’economia reale, proteggendo il nostro bene più prezioso.

Come?

Impegnare risorse pubbliche per la rigenerazione “smart” degli edifici esistenti.

Messa a norma sismica ed efficientamento energetico delle strutture pubbliche (scuole,

ospedali...) e del patrimonio immobiliare privato.

Mettere in sicurezza il territorio contro i rischi connessi al dissesto idrogeologico.

Prevedere l’obbligatorietà del fascicolo del fabbricato.

Preservare la straordinaria ricchezza del patrimonio architettonico ed urbanistico

del nostro Paese.

Rendere strutturali le politiche ambientali di incentivazione sperimentate nelle ultime

leggi finanziarie. Particolare attenzione, in una prospettiva di medio e lungo periodo,

alla lotta all’inquinamento e all'utilizzo delle risorse rinnovabili, come l’acqua, l’aria

e il suolo.


Rilanciare l’occupazione

Negli ultimi anni, le politiche del lavoro sono state terreno di controversie politiche e oggetto di riforme contraddittorie e

occasionali. I decreti delegati del Jobs act hanno avuto il merito di ricondurre ad unità discipline eterogenee e diversificate.

Ma una stabile occupazione e un lavoro dignitoso per tutti sono ancora obiettivi lontani. Sono apprezzabili gli interventi di

incentivazione alle assunzioni o alla stabilizzazione; tuttavia, senza misure di lunga durata non si potrà correggere il quadro

precario del mercato del lavoro. È necessario un cambio di passo.

Come?

Tagliare nettamente il costo del lavoro, abbattendo il cuneo fiscale. Ampliare la platea dei

beneficiari delle agevolazioni vigenti, previste principalmente per giovani e over 50,

estendendo gli incentivi alle fasce più produttive e formate della popolazione.

Rilanciare la produttività confermando lo sgravio della parte di salario legata a incrementi di

produttività ed efficienza, con attenzione particolare alle voci premiali della retribuzione. Si

tratta di un intervento che consente di integrare politiche del lavoro e politiche economiche.

Rendere più agevole l'accesso a tale misura anche alle Pmi, inclusi i professionisti.

Sostenere l’imprenditorialità giovanile e le start up di nuove imprese. Progetto “Giovani per

i giovani”: azzeramento del costo del lavoro (defiscalizzazione e decontribuzione totali) per i

giovani imprenditori e professionisti che assumono giovani lavoratori.


Crescita ed equità per il lavoro libero-professionale

Le libere professioni attraversano una fase di particolare fragilità: allargamento della base dei professionisti;

ridimensionamento dei redditi medi; disparità di genere, età e territorio; pressione fiscale crescente e modalità di prelievo

fiscale iniquo; debolezza di alcuni sistemi previdenziali e, più in generale, delle tutele di welfare. Sono solo alcuni dei grandi

nodi che soffocano gli studi professionali. La legislatura che si è chiusa ha dimostrato un inedito interesse per le esigenze e i

problemi del nostro comparto, in uno sforzo trasversale alle forze politiche che non è passato inosservato: l’estensione dei fondi

europei ai liberi professionisti, lo statuto del lavoro autonomo e il più recente intervento sull’equo compenso nelle prestazioni

professionali sono segnali di grande importanza. Queste riforme devono essere però accompagnate da una correzione degli

squilibri che permangono.

Come?

Applicare i principi europei sulle misure di premialità e incentivazione: stop alle

discriminazioni illegittime tra imprese e professionisti. Interpretazione della legge in senso

inclusivo della platea beneficiaria, no a interpretazioni restrittive.

Sostenere la crescita e lo sviluppo degli studi professionali, per renderli competitivi in un

mercato internazionale. Favorire i processi aggregativi dei professionisti, rivedendo la

disciplina, anche fiscale, sulle Società tra professionisti e sulle reti professionali. Le

aggregazioni professionali devono essere escluse dall’Irap.

Adattare le normative alle specificità e alle dimensioni degli studi professionali. Evitare

difficoltà gestionali e elevati costi di attuazione per i professionisti (es. salute e sicurezza nei


luoghi di lavoro, privacy, antiriciclaggio...).

Sostenere lo sviluppo dei servizi di welfare per i professionisti attraverso gli strumenti della

bilateralità contrattuale. Il welfare dei lavoratori autonomi è un orizzonte da sostenere

fiscalmente. Sanità, formazione, sostegno al reddito possono essere messi a disposizione

anche dei liberi professionisti, datori di lavoro e lavoratori singoli, e delle loro famiglie, in

una logica di solidarietà e mutualità.

Abolire la doppia tassazione sulle Casse di previdenza dei liberi professionisti. Tali enti non

operano nell’economia a scopi speculativi, ma per proteggere e salvaguardare le pensioni

degli iscritti. Gli investimenti delle Casse professionali devono essere detassati.

Attuare la delega contenuta nell’art. 5 della legge 81/2017 (Jobs act del lavoro autonomo):

rimessione di atti pubblici alle professioni ordinistiche, per favorire lo snellimento di

procedure e attività amministrative attraverso la funzione sussidiaria delle professioni.

Abolire la recente riforma in materia di split-payment dell’Iva, che ha esteso il meccanismo

anche ai pagamenti effettuati dalla P.A. ai professionisti.

 

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