Notarangelo Ladro di anime Diretto da David Grieco, di Armando Lostaglio


di Armando Lostaglio

"Se puoi, aiuta i miei figli a conservare e a proteggere tutto il mio lavoro". Questo ha detto al regista David Grieco pochi anni fa, Mimì Notarangelo, prima che spirasse; per evitare che il suo immenso patrimonio di immagini, di scatti e di filmati, ma anche di documenti originali, cadesse nell’oblio. E questo non è accaduto, in quanto il regista romano (già assistente di Pasolini e di Bertolucci) ha saputo creare un film-documentario di quelli che mantengono un ritmo incalzante senza mai cadere nella eloquenza né tantomeno nella ridondanza.

  Coadiuvato dai tre figli di Mimì, ne nasce un'opera che trasuda trepidazione poetica: ogni sequenza è una parte di noi, un vissuto politico così ben montato, arricchito di testimonianze ed immagini di un’epoca che appare remota. Mimì vive davvero nel ricordo di quanti hanno amato questa terra. Senza compromessi. Chi, come noi, ha avuto il privilegio di conoscerne la mitezza, può apprezzare oltremodo questo film. Mimì, pugliese di origine ma profondamente lucano e materano per scelta ed adozione, è stato giornalista e dirigente politico, quando il Partito Comunista aveva un ruolo importante e al Sud viveva di grandi motivazioni ma di limitato peso politico. Ma per Mimì è stato soprattutto la spinta per far convivere istanze popolari di disagio con quelle di rinascita mediante la cultura. E per questo si è battuto come un leone, di certo è fra i precursori di quanto oggi sia Matera, all’attenzione europea e non soltanto.                                                                                           Fra le eccellenti attività che il film di Grieco lascia con enfasi emergere è di certo l’incontro con Pier Paolo Pasolini, per la realizzazione a Matera del capolavoro che rimarrà Il Vangelo secondo Matteo (siamo ai primi anni ’60): ne nascerà una stretta collaborazione nata fra i Sassi nella ricerca di location e di comparse di strada: gli scatti di Mimì sul set fanno ormai parte del patrimonio universale del Cinema. E intanto il poeta regista gli farà recitare un piccolo ruolo, come ai suoi amici intellettuali più cari, da Enzo Siciliano a Natalia Ginzburg, da Alfonso Gatto a Marcello Morante. Pochi anni dopo Mimì contribuirà a far eleggere ad Aliano la prima donna sindaco del Sud, Maria Ippolita Santomassimo, lì, nel paese simbolo di miseria ed emarginazione che vide Carlo Levi esiliato politico negli anni della repressione fascista. E dello scrittore e pittore Mimì è stato un amico filiale: è ad Aliano che lo fece tumulare come desiderava.                                                                                                                                    Tante le immagini che David Grieco ha saputo assemblare in un omaggio ammirevole: struggenti quelle dei neonati vestiti di bianco nelle bare, meglio non si poteva raccontare la mortalità infantile nei Sassi poverissimi. E poi le musiche cadenzate dal sapore folklorico mai invadente; un film di ricchezza umana, fra l’antropologico e il politico, che permea nel profondo insidiose domande: chi siamo oggi noi? Cosa rappresentiamo? Abbiamo saputo onorare la memoria di uomini dediti alla politica come missione di vita sull’esempio di Mimì?                                                                                  La foto storica che chiude il film rimarrà emblematica: “Vivere” si legge sul muretto a ridosso del mare, il suo, l’Adriatico, capace di accogliere non di respingere.

Armando Lostaglio