SUL BELLO, TUTELA DEL TERRITORIO E TURISMO DI MASSA. di Catello Masullo

COMMENTI ALLE INTERESSANTI CONSIDERAZIONI DI FRANCO PAOLINELLI SUL BELLO, TUTELA DEL TERRITORIO E TURISMO DI MASSA.

Catello Masullo

 

Abbiamo ricevuto, e molto volentieri pubblicato, in questo numero, considerazioni di grande interesse, da parte di Franco Paolinelli, valente agronomo forestale, che toccano temi alti e per nulla banali. Dalla tutela del territorio e dai pericoli che derivano dal turismo di massa, passando per il concetto di “bello”. Il nostro paese e’ stato per oltre duemila anni il più grande costruttore di “bello” del globo. Ne e’ testimonianza concreta il nostro patrimonio artistico, che qualcuno stima nel 60/70% di quello dell’intero globo...

 Allo stesso modo lo e’ il nostro paesaggio. Così come sapientemente modellato nel corso dei secoli dalla laboriosa azione antropica. Come di recente riconosciuto da Unesco, con l’attribuzione alle nostre colline del prosecco della qualifica di Patrimonio dell’Umanità. E siamo arrivati a 55 siti Unesco. Ancora in testa nel mondo, ma insidiati dalla potentissima macchina cinese. Il nostro “bello” e’ quindi il nostro patrimonio più importante. Perché unico ed inimitabile dai nostri competitors mondiali. Ed e’ quindi sacrosanto preservarlo. Difenderlo. Anche con le unghie e con i denti. Per fortuna che abbiamo associazioni benemerite, come Italia Nostra, che di questa difesa, di questa tutela, hanno fatto la loro missione. Con risultati straordinari e ragguardevoli. Che ci hanno portato all’avanguardia anche su questo specifico settore. Con le grandi conquiste di Antonio Cederna. Su tutte il Parco dell’Appia, che fa di Roma l’unica capitale al mondo a poter vantare un ininterrotto cuneo di verde che dall’agro romano attraversa tutta la città , fino ad arrivare nel suo centro storico. Secondo il concetto rivoluzionario, teorizzato dallo stesso Cederna con la “Carta di Gubbio”, del 1960, che l’intero centro storico e’ un monumento da tutelare e non solo il singolo manufatto. La potenza del concetto, portò l’allora ministro dei Lavori Pubblici Giacomo Mancini a trasformare la Carta di Gubbio in legge dello Stato (la cosiddetta Legge Ponte del ’67), ancora in vigore, che ha avuto il merito di sottrarre alla speculazione edilizia avanzati progetti di sventramento dei centri storici più belli del mondo. La lezione di Cederna ha dato buonissimi frutti. Formando una schiera di indomiti paladini della tutela del bello. Preparatissimi, inossidabili, incorruttibili, eroici, sempre sul pezzo. Sulle grandi battaglie, ma anche sui singoli, piccoli casi. Che sono però determinanti per la qualità della vita dei cittadini interessati. Mi piace ricordare un esempio di cui ho vissuto personalmente l’esito, davvero molto positivo. Nel 1989 acquistai un appartamento in un comprensorio di Roma davvero poco conosciuto, chiamato Prato della Signora. Un’oasi di verde incastonata nelle città. Una sorta di cantone elvetico idilliaco nel mezzo di una metropoli in violenta espansione. Mi sembrava di aver toccato il cielo con il dito. Sennonché, la prima notte venni svegliato di soprassalto dal passaggio di un treno veloce sulla direttissima Roma-Firenze. La mattina dopo andai di corsa a fare un sopralluogo nei dintorni. Con sgomento scoprii che non solo la direttissima passava vicino alle case, ma che era in costruzione un imponente viadotto ferroviario che sollevava i treni della linea ad alta frequentazione Roma-Aeroporto di Fiumicino al livello dei secondi piani delle case stesse. E, dalla parte opposta del comprensorio, fervevano i lavori per il completamento della tangenziale orientale, per saldarla con la vecchia via Olimpica e che doveva essere pronta per i mondiali di calcio di Italia ’90. Vuoi vedere che ho preso una “sola” (fregatura, nel gergo romanesco)? Dopo il primo smarrimento (come ho fatto, da ingegnere, a non accorgermene prima di aver acquistato la casa dei sogni?), non mi sono dato per vinto. Ho cominciato a parlare con i vicini, per sapere se qualcuno aveva fatto qualcosa per attenuare i rumori già in essere, e, soprattutto, quelli che di lì a poco avrebbero bombardato l’isola del bello di Prato della Signora. Da alcuni degli “anziani”, del comitato dei saggi di Prato della Signora, ricevetti commenti di commiserazione, del tipo : “lasci stare ingegnere, io me ne intendo di queste cose, ma che vuole fare, si vuole mettere a lottare contro colossi come le Ferrovie dello Stato e il Comune di Roma? Ne sarà schiacciato!”. Una vera ferita alla mia autostima. Ma anche una sfida. In breve (perché mi accorgo di andare troppo lungo), con alcuni condomini incardiniamo due cause contro i colossi. E le stravinciamo. Con sentenze storiche, Ferrovie e Comune di Roma sono obbligati dal giudice ad installare le prime barriere antirumore mai viste a Roma. E la pace tornò sulla Svizzera Romana. Tutta questa premessa per raccontare un ulteriore piccolo esempio di tutela della qualità della vita e del bello. Nella piccola pattuglia di ricorrenti in tribunale, avemmo la fortuna di annoverare Oreste Rutigliano, uno dei più brillanti degli allievi di Antonio Cederna (e che negli anni recenti, per un periodo, ne ha ereditato anche la carica di Presidente Nazionale di Italia Nostra). Rutigliano e’ stato il mio maestro di azioni civili. Mi ha insegnato tutto : come si organizza una conferenza stampa, come si mobilitano quelli che oggi si chiamerebbero gli “stakeholders” (gli interessati), come si fa un ricorso legale, e tante altre cose. Avendo costituito un agguerrito gruppetto di cittadini militanti, Oreste Rutigliano ci diede una idea geniale. C’erano a Prato della Signora vaste aree incolte, destinate dalle previsioni di Piano a servizi (scuole, mercati, edifici di culto, ecc.). Servizi che avrebbero inevitabilmente affollato e quindi snaturato l’equilibrio raggiunto nel comprensorio. Rutigliano ci disse : piantiamo dei pini in queste aree incolte e ne faremo delle aree verdi. Tali anche in un futuro cambio di destinazione d’uso a livello di previsioni di Piano Regolatore. Fu un grande ed ispirato profeta. I cittadini si tassarono, piantarono e curarono a loro spese gli alberi. Che sono meravigliosamente cresciuti. E sono stati tali, alcuni decenni dopo, da indurre Roma Capitale a riconoscerne, anche giuridicamente, la connotazione di verde pubblico. Anche nelle piccole e piccolissime cose, la lezione di Italia Nostra e di Antonio Cederna e’ ancora capace di incidere sulla realtà, sulla qualità della vita e sul bello.

Se qualcuno fosse mai arrivato a leggere fin qui, si chiederebbe, come un famoso ex politico molisano, ma che c’azzecca tutto questo con le importanti provocazioni del forestale Franco Paolinelli? Domanda assennata. Che merita una risposta.

Le suggestioni di Paolinelli sono in larga parte condivisibili. Il bello, il nostro patrimonio artistico e naturale e’ a rischio sotto l’onda di pressione del turismo di massa. Ed e’ quindi doveroso preoccuparsene, e, sopratutto, occuparsene.

D’altra parte la profondità delle considerazioni di Paolinelli ci pongono anche altri quesiti. Non si può non interrogarci sul rischio di essere annoverati tra i “laudatores temporis acti”, nostalgici dei “viaggi di fine ottocento, del grand tour, come anche le villeggiature con l’ombrellino, e poi le scoperte delle elites….”. Si potrebbe, cioè, incorrere nel rischio di fare un discorso simile a quello che fanno gli ambientalisti (magari vegetariani o vegani) del ricco e pasciuto occidente ai paesi in via di sviluppo, che suona più o meno così : “ noi occidentali, che per centinaia di anni ci siamo abbuffati di bistecche, ora abbiamo capito che mangiare carne, oltre a far male alla salute, comporta gravi danni all’ambiente, per cui voi che la carne non l’avete mai mangiata, e’ bene che continuiate a non mangiarla!”. Uno che da generazioni non ha mai visto una bistecca e che finalmente ha raggiunto uno stato di benessere ed un reddito tale da potersi, finalmente, oggi permettere la bistecca , come pensate che prenda un discorso del genere?

Analogamente, uno che e’ stato un “non-turista” (per necessità) per tutta la vita, potrà mai accettare da un turista seriale storico con ombrellino a baffoni all’insù l’invito ad astenersi dal visitare le bellezze fino ad oggi solo a quest’ultimo riservate in esclusiva? Mi pare faccia il paio con il fallimento della “decrescita felice” di Serge Latouche. Per due motivi essenziali. Primo : la decrescita, se e’ economica, e’ sempre infelice, provare per credere (l’unica decrescita felice che vedrei possibile e’quella di una generalizzata crescita della cultura, specie delle donne dei paesi non industrializzati, con conseguente procreazione responsabile e decrescita demografica).

Secondo : la decrescita e’ totalmente contraria all’istinto primordiale del’essere umano, quello di produrre ricchezza per raggiungere un maggiore ricchezza.

Interrogativi non facili da affrontare quelli dianzi accennati. Cosa fare allora?

L’unica soluzione possibile e’ governare. E’ totalmente inaccettabile che indiscriminate ed incontrollate orde di predatori abbiano fatto scomparire la meraviglia della unicità della spiaggia rosa di Budelli, portandosene , ciascuno, una manciata in tasca. Ci sarebbe voluto più controllo e più governo. E ci vorrà, in futuro, sempre più controllo e sempre più governo. Arrivando anche al numero chiuso, come si e’ arrivati perfino alle visite alla Grande Muraglia Cinese, che si sta sgretolando sotto il peso degli anni e dei milioni di visitatori che la percorrono ogni anno. Ma un numero chiuso giusto, democratico, e sostenibile, senza privilegi e scappatoie per gli amici degli amici. Amen....