RIFLESSIONI SULLA RETE, di Franco Paolinelli

RIFLESSIONI SULLA RETE

Franco Paolinelli

Già allo stato attuale le comunicazioni vie E – Mail, certificate o meno, attraverso meccanismi social, come anche le informazioni ricevute da siti, sono diventate essenziali, vitali.

Per il cittadino, come per l’impresa od il professionista…. questi mezzi stanno diventando di base, come lo sono la fornitura di energia elettrica, di acqua, di gas, di connessioni telefoniche, i servizi postali, di salute, la formazione….

 


Ciononostante il controllo pubblico è limitato. Diversamente da quanto accade per gli altri servizi citati, lo Stato non garantisce e gli utenti sono in balia dei gestori delle reti. Ovvero, nelle mani di multinazionali, con sedi remote che non possono, strutturalmente, e non desiderano culturalmente, avere alcuna responsabilità nella fornitura di un servizio pubblico. Non c’è, quindi, alcun controllo democratico.

 

Ad esempio, gli operatori possono “infarcire” i messaggi di pubblicità a piacimento, bombardando gli utenti e rendendo di notevole difficoltà la fruizione delle informazioni scambiate.

Possono, inoltre, modificare i programmi, le procedure…, rendendo inevitabile il rinnovo degli assetti degli utenti, costretti, quindi, a spendere soldi e ad investire tempo nell’aggiornamento e la comprensione dei meccanismi.   

Il cittadino utente non ha più alcun controllo sui mezzi, sul territorio virtuale che lo riguarda.

Quanto detto è esasperato dall’esistenza di altri operatori, forse “complici”, che grazie ai cosiddetti virus informatici, compromettono la funzionalità dei programmi, cancellano dati…, procurando danni e costringendo ad investire altro denaro ed altro tempo nel rinnovo e nella difesa del proprio assetto.

Oltre ciò, la complessità dei sistemi e la loro costante modifica tagliano fuori dall’utilizzo delle reti tutte quelle persone che per età, per formazione o per altri motivi, non siano in grado di usare questi mezzi o non desiderino farlo.

Nonostante ciò, frotte di giovani trasferiscono tutti i dati che li riguardano nelle reti, nelle clouds…. ovvero nelle mani delle multinazionali, confondendo la libertà di navigare con la libertà di agire, mentre si creano la schiavitù dallo schermo.

Se la disponibilità di reti fosse considerata, come dovrebbe, un servizio di interesse pubblico strategico l’incremento ingiustificato di complessità, il rinnovo costante dei sistemi, il lancio di virus, l’accanimento pubblicitario, la creazione di barriere alla fruizione del servizio…, dovrebbero essere considerati dei reati di danno, ai cittadini utenti ed allo Stato.

Ci si deve, quindi, chiedere se lo Stato, come fa per gli altri servizi essenziali, non debba garantire la funzionalità del servizio ed inoltre garantire che sia disponibile un pacchetto di base, sufficientemente semplice e stabile da essere fruito da tutti i cittadini in condizioni normali di formazione ed intelligenza.

In altre parole, se non debba, analogamente alle barriere fisiche, garantire l’assenza di barriere informatiche.

Oltre ciò, va considerato come l’utente finale, il consumatore / assimilatore / gestore di informazioni abbia delle capacità fisiologiche limitate.

Dato ciò, l’utilità marginale delle informazioni è decrescente, ovvero, oltre una certa soglia altre informazioni non sono più assimilabili. Diventano, quindi “rumore” capace solo di ridurre la capacità dei fruitori nell’utilizzare le informazioni stesse.

L’eccesso di sollecitazioni, diventa, quindi, fattore di inefficienza, comporta, un danno per l’interesse pubblico, in particolare quando i sistemi debbano essere utilizzati dalla burocrazia, dai professionisti, dalle imprese.

Anche in questo caso, quindi, lo Stato dovrebbe avere interesse a tutelare i cittadini da questo “diluvio”, difendendo, in questo modo la loro efficienza, dato di rilevanza pubblica.

Nello specifico dei giovani, ovvero di chi è nel percorso di formazione, l’abulimia informatica può fare serissimi danni, come documentato da eminenti studiosi.

 

Come ultimo elemento di critica, il più importante: la dipendenza dalla rete sta compromettendo le dinamiche di relazione diretta tra gli umani, necessarie a gestire i rapporti nel lavoro, nel sociale, nelle stesse dinamiche riproduttive della specie…

 

Infatti, l’interazione sociale con uno od altri soggetti richiede una “carica”, la volontà di proporsi.

Tanto più diretta è la relazione, tanto maggiore la carica di volontà necessaria.

Il “timido” per definizione, è carente in questa capacità. Fa fatica a proporsi.

Sceglie, quindi, il mezzo di comunicazione indiretto che implica un investimento di volontà ridotto.

La telefonia digitale, la comunicazione on line…  permettono ai portatori di questi caratteri di comunicare, di non avere difficoltà.

Selettivamente il portatore del carattere “timidezza” quindi, non è più un problema.

Anzi, nel sistema complesso il “timido” può risultare più idoneo. Quindi, viene selezionato positivamente, a scapito del non timido, capace di comunicazione diretta.

Nel lungo periodo si seleziona una popolazione di portatori del carattere “timidezza”, fatta di soggetti che riescono a comunicare solo se sono disponibili i mezzi sopra citati.

Quindi, la possibilità di comunicazione diretta potrebbe andare, nel tempo, a decadere.

La Multinazionale che gestisce i mezzi di comunicazione avrà ottenuto che la comunità sia fatta di timidi capaci di comunicare solo attraverso i mezzi su cui lei ha il controllo.

Le funzioni sociali, produttive, culturali, biologiche… che richiedono capacità e volontà di proporsi potrebbero essere messe in difficoltà. 

 

Dovrebbe essere interesse strategico di uno Stato Democratico che questo non accada, che il controllo della vita nelle sue varie manifestazioni non passi dai cittadini a multinazionali a controllo remoto.

 

Franco Paolinelli 2016-2020