L’ESTATE DI SAN MARTINO ED I CAMBIAMENTI CLIMATICI, di Catello Masullo

L’ESTATE DI SAN MARTINO ED I CAMBIAMENTI CLIMATICI

Catello Masullo

 

Questa mattina, mercoledì 10 novembre 2021, quando sono uscito dalla mia abitazione romana, alle 9, c’era un cielo azzurro splendente, senza nuvole, un gran sole, completa assenza di vento, ed una temperatura talmente mite dall’avermi fatto subito sentire troppo coperto, da cappello e cappotto che sono solito mettere con un occhio più al calendario che al termometro. Ho subito pensato alla tradizionale “Estate di San Martino”, che ricorre in effetti domani, giovedì 11 novembre. E mi è subito venuto in mente un episodio che risale a più di 30 anni fa. Avevo ricevuto incarico dal Comune di Ventotene di indicare i rimedi ai fenomeni di intensa erosione dei costoni rocciosi dell’isola. I cui frequenti e ripetuti crolli avevano comportato nell’ultimo secolo una perdita del 10% dell’intero territorio dell’isola. Una percentuale enorme. La prima cosa da fare era una ricognizione visuale ed un rilievo fotografico. Non essendo i luoghi accessibili via terra, si poteva fare solo da mare. Eravamo ai primi di novembre e andavamo verso l’inverno. Stagione in cui Ventotene è come una nave in burrasca, flagellata da intenso moto ondoso, che è la causa principale della erosione delle coste rocciose. Ma il rilievo andava fatto. Feci allora la scommessa sull’estate di San Martino. E programmai una barca per l’11 di novembre. Pensando che male che fosse andata, almeno avrei potuto fare le foto della metà di isola sotto vento. Invece, trovai totale assenza di vento, mare con un olio, come fosse il 15 agosto, cielo azzurro e sole splendente. E potei completare il periplo dell’isola e fare tutte le foto, in un tempo brevissimo.

Questo ricordo mi induce a riflettere sul fatto che, almeno dove ho vissuto gli ultimi 68 anni, piove poco o nulla e fa caldo da metà giugno a metà agosto, quando il tempo si spezza ed arrivano i primi acquazzoni autunnali. Poi il tempo si rimette per settembre e una parte di ottobre, seppure con temperature più sopportabili. Per lasciare poi spazio alle piogge autunnali. Ma con una pausa, magari breve, intorno all’11 di novembre, quando, di solito il tempo torna miracolosamente buono, anzi eccellente. E i cambiamenti climatici?

 Mi aspetto subito l’obiezione da informato da social e media: “si, sarà, ma caldo come questo anno non ha mai fatto negli ultimi 200 anni!”. Ed allora la mia deformazione professionale da ingegnere mi obbliga a fidarmi solo dei numeri. Perché i numeri sono numeri. Sono inoppugnabili e non sono “interpretabili” da ragionamento ideologici. Ricordo che mi sono trasferito a Roma nel 1963, all’età di 10 anni. L’ho fatto d’estate. Ed ho subito avuto la sensazione di un caldo soffocante. Avevo trascorso tutta la mia vita precedente a Castellammare di Stabia, un paesone del golfo di Napoli, dove il calore era (ed è) molto più sopportabile. Grazie alle brezze marine, e, soprattutto, al grande potere moderatore del mare, che con la sua massa termica garantisce estati più fresche ed inverni meno rigidi che in città. Dove, invece, si forma la cosiddetta “isola di calore”. Un calore prodotto dalle attività umane e che ne alza la temperatura, specie nelle estati degli ultimi decenni, con il proliferare dei condizionatori d’aria, che scaricano in atmosfera tutto il calore sottratto agli ambienti serviti. Assistendo all’immancabile tormentone mediatico sui giorni più caldi della storia della umanità e ricordando le estati romane soffocanti della mia infanzia, mi sono chiesto se i giornalisti avessero ragione, o, invece, come spesso avviene, esagerino e travisino la realtà. Ed allora sono andato a cercare i dati storici sulle temperature massime a Roma. Niente di più facile. Grazie all’amico Google. Che mi porta in genere su Wikipedia. Che ha il pregio di dare una immediata visione dei dati, con tabelle ben organizzate. Scopro così subito che la massima temperatura registrata a Roma (valori ufficiali) dal 1951 ad oggi è di 40.5 gradi centigradi. Raggiunti nell’agosto 2007. Ma anche che il record precedente, di 40.4 gradi (cioè praticamente la stessa temperatura) è dell’agosto del 1956. Quando i cambiamenti climatici erano ancora in mente Dei. Ma, attenzione, i 40.4 gradi sono stati raggiunti anche nell’agosto del 1978, ed i 40 gradi sono stati superati nel 1970 e nel 1983. Essendo peraltro raggiunti i 39 gradi praticamente tutti gli anni. E quindi dove sono le temperature più alte della storia dell’umanità riferite all’oggi? Suggerisco la lettura di un dottissimo saggio di un eminente scienziato, Ruggiero Jappelli, dal titolo “Sostenibilità”. Nel quale sono poste ad esergo illuminanti riflessioni di Giacomo Leopardi (Pensieri, XXXIX). Il quale riferisce che: “Baldassarre Castiglione nel Cortegiano assegna molto convenientemente la cagione perché sogliano i vecchi lodare il tempo in cui furono giovani, e biasimare il presente.”. In sostanza, gli anziani si lamentavano di sentire più freddo che in passato. E da questo ne deducevano che la terra si stesse irrimediabilmente raffreddando. Questo nel 1600. Se il trend fosse stato quello, adesso saremmo più freddi della Groenlandia. In definitiva, a mio parere occorre rifuggire dalle sensazioni, dalle percezioni. Ed affidarsi ai numeri inconfutabili della scienza. I numeri hanno infatti una forza straordinaria. Non sono interpretabili, manipolabili, come le opinioni. Sono numeri. Punto.

 

Tornando alla Estate di San Martino, anche questa non è una certezza assoluta. Oggi pomeriggio, ad esempio, a Roma è piovuto. Ed alternanze di piogge e sole sono previste un po’ in tutta Italia per domani, 11 novembre. Ma se si cercano le previsioni sui venti, per domani si trova: “Venti in prevalenza deboli; saranno in attenuazione anche in Liguria, regioni tirreniche”, a confermare la “regola” di San Martino.

La verità è che il clima ha ricorrenze ed oscillazioni. E che il clima è determinato da un numero di parametri talmente numerosi che non esiste modello climatico capace di fare previsioni affidabili a distanza maggiore di una settimana, max 10 giorni. Figuriamoci prevedere il clima tra anni, decine di anni e secoli. Uno dei più stimati climatologi a livello mondiale, Franco Prodi, afferma che con le attuali (scarse) conoscenze dei parametri che determinano il clima, non è possibile affermare se stiamo andando verso un periodo di riscaldamento o di raffreddamento globale. La cosa più saggia che l’uomo dovrebbe fare è investire in conoscenza. Tramite la ricerca scientifica.