L’ITALIA È UN PAESE IN VIA DI DESERTIFICAZIONE: BUFALA! , di Catello Masullo

L’ITALIA È UN PAESE IN VIA DI DESERTIFICAZIONE: BUFALA!

Catello Masullo

 

Puntualmente, quando ci si trova di fronte ad un anno con scarse piogge parte la campagna mediatica secondo la quale l’Italia sarebbe un paese in via di desertificazione. Si tratta di una bufala! In Italia, infatti,  piovono dal cielo, mediamente, qualche anno un po’ di più, qualche anno, come quello corrente,  un po’ in meno in meno (accade in media ogni 11 o 12 anni, il periodo delle macchie solari), 350 miliardi di m3 di acqua, di cui ne vengono utilizzati tra il 10 ed il 15%, quindi tra l’85 ed il 90% di questa montagna d’acqua viene persa in mare, oppure in infiltrazione o in evaporazione. Ergo, per evitare ogni emergenza idrica, basterebbe adottare lo spirito del buon padre di famiglia, cioè mettere da parte le risorse quando sono abbondanti, per usarle quando sono scarse. Con accumulo di acqua. Invasi. Anche con le tanto vituperate “dighe”. Che non servono solo a conservare l’acqua per i tempi magri, ma anche ad evitare le tante vittime e danni da alluvioni. Per trattenere cioè le violente piene dei fiumi, eliminandole o attenuandole.

Per fare questo occorre visione politica, occorre studiare, programmare, progettare, eseguire. Un esercizio difficile e faticoso. Che comporta assunzioni di responsabilità. È certamente più facile scaricare tutto sui “cambiamenti climatici”. Causa di ogni male. E formidabile strumento di deresponsabilizzazione e di giustificazione per la inazione politica.

I Cambiamenti climatici sono assunti oramai come “verità” assoluta e indiscutibile. Dato che li sponsorizza la famosa agenzia della Nazioni Unite IPCC (International Panel on Climate Change). Lo stesso IPCC che asseriva (vaneggiava?) nel 1977 che se non si fosse fatto qualcosa per ridurre il riscaldamento climatico entro 10 anni, avremmo avuto un innalzamento dei mari di sei metri (sigh!). Nel 1985, otto anni dopo, questa previsione di innalzamento era stata ridotta a 1.5 metri. Nel 1990 a 0.3 metri (30 centimetri). Nel 1995 a 0.2 metri (20 centimetri). Ulteriori previsioni, non pervenute! Una azienda privata che avesse un proprio ufficio studi che sbaglia così clamorosamente le proprie previsioni, lo licenzierebbe in tronco. Invece le Nazioni Unite continuano a dare all’IPCC sempre più soldi. Dalle nostre tasche (doppio sigh!).

Ma non tutti gli scienziati sono allineati con l’IPCC. Franco Prodi, noto e stimato climatologo di fama mondiale, ha affermato che con i dati a disposizione, data la complessità ed il numero molto elevato di variabili che influiscono sul clima, non è possibile oggi affermare con certezza se stiamo andando verso un riscaldamento globale, oppure verso un raffreddamento della terra.

Vi inviterei ad approfondire, leggendo una ragionata rassegna degli studi scientifici in proposito, pubblicato su questa stessa testata giornalistica, al seguente link: http://ilpareredellingegnere.altervista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=3667  

Da cui estraggo alcuni passaggi: il titolo è “Riscaldamento globale, effetto serra, clima futuro: analisi critica”, firmato da Roberto Vacca, di cui nei decenni ho imparato ad apprezzare l’onestà intellettuale, la libertà di pensiero ed il rigore scientifico.


[Nell’articolo si specifica che: “Roberto Vacca non è un climatologo, ma un ingegnere sistemista che ha cercato di capire chi abbia ragione fra tanti esperti in disaccordo”]

 

 “…le variazioni della temperatura sono determinate da regolarità della posizione e del moto della terra. Sono esse, quindi, a causare le variazioni della % di CO2 nell’atmosfera e non viceversa. Non è l’aumentato effetto serra che produce il riscaldamento globale, ma è l’innalzamento di temperatura che fa crescere la percentuale di CO2  e questa POI  contribuisce a sua volta all’aumento di temperatura…”

 

Conclude, dopo una approfondita disamina delle varie tesi contrapposte, con riferimento alle tesi degli scienziati che prevedono catastrofi climatiche, osservando che si tratta di “affermazioni (che, ndr.) suonano avventate, anche se espresse da un noto esperto. Io ritengo che dovremmo essere modesti e stare attenti a non accettare certezze gratuite. Certo l'immaginazione va coltivata: è alla base del progresso e dell'invenzione scientifica e fornisce i concetti che sono alla base di ogni modello mentale o matematico. Ricordiamo, però, che i modelli matematici, anche se ci impressionano mentre girano velocemente sui computer, devono essere usati con prudenza. Prima di essere validati, non danno certezza alcuna. In questo settore della climatologia a lungo termine finora non abbiamo validazioni. Nessun modello ha previsto accuratamente eventi futuri con decenni di anticipo. Ricordiamo sempre la frase di Galileo Galilei:

"Ciò che l'esperienza e i sensi ne dimostrano devesi anteporre a ogni discorso ancorché ne paresse assai fondato."