ITALIA NOSTRA ROMA: BANCHINE DEL TEVERE::UNA “PECIONATA” PDF Stampa E-mail

COMUNICATO STAMPA

04 maggio 2021

 

BANCHINE DEL TEVERE:

PERCHE’ LA CAPITALE D’ITALIA DOVREBBE ACCONTENTARSI DI UNA “PECIONATA”?

 

 

La brutalità dell'intervento sulle banchine del Tevere sarà mitigata "solo" dal colore, vale a dire "cerottini per un massacro".

Italia Nostra Roma aggiunge che il pessimo lavoro "di rifacimento" è la classica “pecionata” romana alla quale non intendiamo abituarci.

Qualche considerazione:

- il materiale che costituisce i sampietrini è selce, materiale vulcanico duro e assai poco poroso, l'asfalto, buttato sopra, prima o poi si staccherà e alla prima onda di piena scivolerà a fiume aumentando l'inquinamento;

- l'uso dell'asfalto non è per nulla naturale in una nazione che tenderebbe, a parole, alla transizione ecologica.

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Maggio, di buone nuove? di Armando Lostaglio PDF Stampa E-mail

                                          Maggio, di buone nuove?

 

di Armando Lostaglio  

 

“Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera, il nuovo amore getti via l'antico nell' ombra della sera...” E’ “La canzone dei dodici mesi” che il poeta Guccini cantava in una lontana stagione di belle speranze (chissà quanto tradite): era il 1972, e i giovani nutrivano pensieri e canzoni, e poi ammiravano le “vaghe stelle dell’Orsa”.

Troppi anni ci separano da quelle stagioni nelle quali si aveva l’ambizione di costruire la storia giorno per giorno. Tutto sembra ora affievolito da una consuetudine che non lascia molto spazio alla costruzione del Nuovo. Sembra pure che possa accadere qualcosa in una società apparentemente in movimento, eppure tutto si consuma nel più breve lasso di tempo. Ci si guarda intorno in questi borghi che sembrano avviluppati in spirali dinamiche, eppure sono immobili: il tempo passa su di essi lasciando un segno spesso deleterio. La linfa vitale, quella dei giovani che dovrebbe sorreggerne le ambizioni, è talvolta soggiogata come per una infausta legge di contrappasso. Sovvertire questo tempo infausto, che infetta con il corpo anche i rapporti umani. Sovviene un verso terribilmente bello: “i minimi atti, i poveri / strumenti umani avvinti alla catena / della necessità, la lenza / buttata a vuoto nei secoli”. E’ di un poeta del secolo scorso, Vittorio Sereni (era amico di Sinisgalli). Parole gravi che potrebbero condurci ad una maggiore riflessione sul tempo corrente, e in particolare nei nostri borghi persino quando si decide (fra pochi giorni) il futuro di un luogo che, almeno apparentemente, sembra vocato a cambiare. I nostri luoghi avranno pure un nome, gravitano attorno ad un monte alato che da lontano appare come un avvoltoio, così almeno lo hanno visto i latini: Vultur lo chiamavano.   

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