ELSA OLIVIERI SANGIACOMO: UNA VITA PER LA MUSICA PDF Stampa E-mail

ELSA OLIVIERI SANGIACOMO: UNA VITA PER LA MUSICA

Giuseppina Giacomazzi

<< E’ un fatto  che quando mi  guardo indietro, nella vita, non vedo che musica in me e intorno a me, sempre e dovunque>>.  E’ quanto afferma Elsa Olivieri Sangiacomo all’inizio della sua biografia Cinquant’anni di vita nella musica.

 Elsa  Olivieri Sangiacomo  nacque a Roma il 24 marzo 1894. Sua madre , Maria Cannobbio Tames era messicana e suo padre, Arturo, scrittore e giornalista, ufficiale dell’esercito piemontese, si rivelò, nonostante la sua professione un  “antimilitarista”ante litteram.   Fin dai primi anni della sua infanzia, incoraggiata dal padre, amante non solo della letteratura  ma anche della  musica, cominciò a studiare il pianoforte. Come lei stessa afferma, visse un’epoca ricca di fermenti musicali, dei quali ritenne  doveroso dare testimonianza: <<Io ho creduto nel dovere faticoso di lasciare testimonianza di un’epoca che per la musica fu incredibilmente fertile di geni, di talenti particolari, di interpreti, di voci stupende.>>2

La sua vita è intrecciata a quella del marito Ottorino Respighi, suo maestro, che sposò giovanissima e del quale fu preziosa e indispensabile collaboratrice. Gli anni che passarono insieme, anche se non molti, furono anni  di fortissimo impegno in Italia e all’estero, di enormi successi e  consensi da parte di  un vasto pubblico.  Il 1919, data del suo matrimonio, segnò  la prima rinuncia   alla carriera di compositrice, dovuta alla scelta di sostenere il marito nel suo impegno lavorativo. Tuttavia tale sacrificio  non significò  la perdita della  sua autonomia e creatività personale. Il critico Claudio Guastalla ,  definisce l’unione fra Ottorino ed Elsa “un capolavoro” e  asserisce che  il musicista, senza il sostegno della moglie, forse non avrebbe composto alcune delle sue opere maggiori e non avrebbe avuto  un così grande successo, ma aggiunge << Senza Respighi ,probabilmente Elsa avrebbe avuto una vita meno splendida, ma sarebbe stata sempre qualcuno>>3 Fu infatti una donna di straordinario talento e non soltanto “la moglie di Respighi” e la sua singolare ricchezza  e varietà d’interessi si rivelò prima e dopo la morte del marito, anche perché la coppia impostò il rapporto sul  rispetto delle differenze artistiche e della personalità di ciascuno. Un giudizio significativo in merito è offerto dal musicologo Alberto Gasco, il quale, dopo aver ricordato l’esordio musicale di Elsa al liceo  di S.Cecilia a Roma, così afferma: << […] la vita e l’arte sono due cose distinte. La vita di due giovani sono legate da un nodo ferreo e pur dolcissimo: le loro musiche non hanno nessun punto di contatto e ciò deve essere notato con gioia. La personalità di Elsa Olivieri San Giacomo non solo è salva, ma tende ad assumere un carattere sempre più deciso. Il giorno della completa affermazione di questa musicista non è certo lontano.>>4

Oltre all’indipendenza e alla creatività di questa protagonista del ‘900 musicale e artistico, c’è da tenere presente che  le testimonianze, data la lunghezza della sua vita, costituiscono un prezioso documento di un’epoca, soprattutto per gli incontri e i giudizi critici su spettacoli e personalità artistiche di grande rilievo non solo dal punto di vista musicale.  Basti  leggere a tale proposito  la sua biografia Cinquant’anni di vita nella musica e prendere atto della fittissima corrispondenza epistolare, raccolta in ben dieci volumi.  L’amico regista teatrale   e critico Leonardo Bragaglia nel 1983 pubblicherà per Bulzoni il libro Ardendo vivo con il quale s’impegnò a restituire ad Elsa la sua autonomia e creatività di artista,musicista e scrittrice, attraverso le conversazioni amichevoli e le sue  agende personali.5

Prima del trasferimento a Roma nel 1903 Elsa Olivieri Sangiacomo visse a Firenze, dove il padre era  stato mandato per motivi di servizio, poi  a Lucera e a Foggia ,  studiando  il pianoforte e iniziando a  cantare i bellissimi canti della terra pugliese, ma fu a Roma che iniziò uno studio serio del canto dal 1912 al 1916 con le lezioni della signora Pettigiani, erede della celebre Luigia Boccabadati, e in seguito canto  corale a S.Cecilia.  Continuò anche  lo studio pianistico   e del  solfeggio con Clotilde Poce e in seguito  con Giovanni Sgambati,  fino alla morte di quest’ultimo,   rivelando subito una forte attitudine per la composizione. Sgambati nutrì per la sua allieva un tale entusiasmo da volerle impartire lezioni gratuite per due anni.   Dopo la perdita  del padre e il dolore che ne seguì,  si dedicò al  canto corale e allo  studio del canto gregoriano, attività musicali  che risultarono di grande aiuto per il superamento del terribile lutto. Ebbe in seguito come maestro Pietro Mascagni alla Scuola Nazionale di musica in via di Santa Chiara. Già in questi anni cominciò a frequentare assiduamente i concerti e gli eventi musicali e artistici che la città offriva: musica da camera, sinfonica e operistica , a S.Cecilia, alla Filarmonica, al Costanzi e all’Augusteo. Ebbe così l’occasione di assistere alle esecuzioni di Arturo  Toscanini, Gustav Mahler, Camille Saint-Saens ed altri grandi personalità, esperienze che contribuirono alla sua formazione musicale e culturale. Nei suoi scritti vengono rievocati gli incontri  di notevole interesse e suggestione con Gabriele D’Annunzio,il librettista Claudio Guastalla, i direttori d’orchestra  Bernardino Molinari, Tullio Serafin,l’architetto Marcello  Piacentini, i celebri direttori Arturo  Toscanini, e Arthur  Rubinstein, ed altri. << Tanti stili diversi, tante espressioni musicali che ci si rivelavano una dopo l’altra, tanti contatti con artisti di vari paesi; […] sì che ci volle poi del tempo per fare delle distinzioni, graduare i diversi valori e assimilare un cumulo così massiccio di nuove sensazioni>>.6 Fu costretta a rinunciare ad una carriera pianistica in seguito ad una tendinite all’avambraccio destro, ma  prese in brevissimo tempo la licenza di armonia e contrappunto, cosa rarissima  per l’epoca in quanto donna, vincendo, unica donna, un concorso per quindici concorrenti e due soli posti. Nel 1913 si iscrisse alla classe di Fuga e Composizione  di Ottorino  Respighi. Negli anni che precedettero la guerra Elsa arricchì le sue esperienze musicali spostandosi in Italia e all’estero per ascoltare i grandi interpreti  della musica a Bologna, Parigi, Milano. Il 1914 il conflitto mondiale portò nella vita musicale se non un arresto una serie di difficoltà. Elsa non fu mai indifferente a quanto accadeva; caratteristiche della sua personalità furono sempre la disponibilità umana, la sensibilità che la  spinse ad intraprendere un corso d’infermiera alla croce Rossa e a prestare servizio presso l’ospedale leoniano, dove allestì spettacoli per i soldati, non abbandonando nello stesso tempo i suoi studi a S.Cecilia, il canto e l’apprendimento delle lingue straniere.   

E’ fuori dubbio che il suo più grande desiderio, dovuto ad una profonda attitudine naturale, fu quello di dedicarsi alla  composizione. La madre scrive a tale proposito al marito: <<Elsa sta davanti a me, e sai cosa fa? Ha preso un foglio di carta e sta scrivendo delle note,cioè, secondo lei, componendo una Sonata; ogni poco si alza e và al piano a sentire il motivo delle note che ha scritto[…] 7

Risale al 1918 la prima stampa di   Tre  canzoni  spagnole: La muerte del Payador, su versi popolari spagnoli, Momento, su parole di Ignacio Dicente, Duermete mi alma, che   lo stesso Respighi  aveva sottoposto alla Casa Ricordi di Milano e della quale egli stesso volle darle la comunicazione dell’avvenuta pubblicazione.  Momento, una di queste tre liriche, confluirà in un’opera di Respighi, costituirà infatti il Primo Interludio della Maria Egiziaca.   Di questo periodo è anche il poema sinfonico Serenata  di maschere, eseguito, insieme alle tre composizioni citate,  per il saggio di composizione il 26 maggio 1918 sotto la direzione del maestro Alessandro Bustini.  Nel testo, da lei scritto, Elsa attinge alle sue conoscenze letterarie: in una notte di carnevale alcune maschere guidate da un Domino azzurro vanno a fare una serenata. Un Arlecchino  leva un canto con una dolcezza tale da commuovere le maschere.  Dopo un momento di silenzio la festa continua e si ricomincia a cantare, a gridare, a danzare.  Da lontano si avverte il lamento di Pierrot sognatore, che si spegne in un sospiro. Il  soggetto  è originale, Elsa vinse  la prova concorrendo con altre due donne ( Marta Nervi e Elena Mangione). Alberto .Gasco circa questo lavoro afferma: << Fra le compositrici che avevano affrontato la prova, Elsa Olivieri Sangiacomo si guadagnò i più lieti consensi. La sua Serenata di maschere fu giudicata il saggio notevolissimo di un ingegno vivace e fertile. Piacque in questa composizione , la modernità della struttura, la spigliatezza dei motivi fondamentali e la eccellente coloritura orchestrale. La Olivieri Sangiacomo è attratta dai maestri dell’ultima scuola, soprattutto da Igor Strawinsky; però non si può rimproverare a lei alcuna imitazione palese di questo eccezionale musicista: La serenata di maschere vale appunto per il suo carattere fantasioso,poetico ed anche delicatamente ironico nei quali sono gli elementi di un’originalità non dubbia.>>8   Fu proprio in occasione del saggio di composizione che Respighi  le chiese di sposarlo e l’11 gennaio 1919 Elsa Olivieri divenne sua moglie. Nel 1916 scrisse tre liriche Stati d’animo, dirette da se stessa.  E’del 1918 -1919 la composizione di Quattro liriche per canto e pianoforte ispirate ai Rubayat  di Omar Khayam, pseudonimo di un autore persiano vissuto fra l’XI e il XII secolo. Si tratta di quattro tempi di un unico brano musicale da eseguire unitamente, di seguito, anche se apparentemente indipendenti.  

  Gli anni passati accanto a Respighi  furono anni d’intenso lavoro, ma anche di grandi soddisfazioni e successi. Molti furono i concerti in Italia e in Europa e ben quattro tournées  in America (1924, 1927,1928-29, 1932, nelle quali Elsa riuscì a vincere la reticenza del marito ai viaggi troppo lunghi e lontani. Elsa dichiara <<“La nostra vita dal 1929 al 1935 ha dell’inverosimile […] una tournée dietro l’altra in America e in Europa.>>9 Spesso cantò, accompagnata dal marito, opere di Ottorino, ma talvolta anche sue. Qualsiasi composizione veniva comunque da lui sottoposta al giudizio critico della moglie, segno di assolute stima e fiducia. In questo periodo felice Elsa riprese a cantare e studiare alcune liriche e antiche cantate d’amore da  lui armonizzate e arrivò perfino  a dargli lezioni di canto gregoriano, che, da questo momento sarà presente nelle opere di Respighi.  Di queste lezioni Elsa offre un dettagliato resoconto nella conferenza Il mio allievo Respighi (Positano, maggio 1950).10  Fu comunque l’interprete prediletta della musica vocale del marito, sostituendo Chiarina Fino-Savio. Elsa aveva una voce di mezzosoprano <<al limite con l’estensione del soprano drammatico (si naturale), che ben presto si imbrunì limitandosi a un fa diesis, o, nel migliore dei casi, al sol naturale>>.11Fra il ’20 e il ’29 intraprese con il marito e il violinista Mario Corti   una tournée  di concerti da camera, in Italia e all’estero. Nel ’21 a Praga fu l’interprete di Il Tramonto di Respighi accompagnata da un quartetto d’archi e presentò, sempre a Praga, La Sensitiva, poema lirico sempre del marito. Altri importanti concerti saranno dati in America fra il 1926 e il 1927, fino ad un numerto complessivo di trecento.   Sono del 1920 le quattro liriche  con dedica  Alla signora Ida Tilche Saxe stampate da Ricordi   Di questo stesso anno sono le due canzoni francesi Je n’ai rien di Henry de Regnier e Berceuse bretone di Théodor Botrel, sullo stile di Massenet sono rispettivamente dedicate A’ Marthe Suarez e A Nadine Tinche (Suarez).    Risale  comunque  a questo periodo  la prima  rinuncia alla composizione e la scelta di dedicare la sua vita e il suo impegno musicale  alle opere del marito.; tutto quello che continuerà  a comporre sarà di carattere privato.  

 In questi anni d’intensa attività moltissimi sono gli incontri con artisti e intellettuali e le partecipazioni a spettacoli musicali. Sono inevitabili i giudizi critici, le valutazioni, che offrono un quadro significativo dell’epoca.  In particolare emergono le figure del coreografo russo Sergei Djaghilev, GabrieleD’Annunzio, l’intellettuale Axel Munthe, visitatore assiduo della villa “Il Rosaio” del soggiorno caprese di Elsa e Ottorino, ma anche di Eleonora Duse, incontrata ad Asolo, Di Anna Mahler, di Richard Strauss. Significativi la conoscenza e l’ascolto di pianisti  direttori d’orchestra  e cantanti  famosissimi: il direttore Wilhelm Backhaus e il tenore Aureliano Pertile,al quale  riconosce una singolare capacità interpretativa, Beniamino Gigli, Bruno Walter e Arturo  Toscanini. Interessante il giudizio su Toscanini  che emerge sempre  dalla sua autobiografia e da un’intervista del 1977 all’Adriano Records : Elsa  accusa il maestro di essere nei confronti dell’orchestra un vero “vampiro” e di “mettere a terra” l’orchestra  durante  una prova, rimanendo fresco e riposato. E’ interessante  a tal fine l’episodio  che vide coinvolto il grande direttore   Wilhelm Furtwangler e, in seguito al quale il direttore tedesco non mise mai più piede negli  Stati Uniti:dopo  essere stata diretta da Toscanini quando il maestro salì sul podio, trovò un’orchestra  stanca e demotivata  tanto da procurargli un insuccesso clamoroso.  Giudizi negativi vengono dati nei confronti del musicista compositore Maurice  Ravel, uomo  noto per la sua alterigia, sulle direzioni di Pablo Casals e Ferruccio Busoni. Umberto Giordano viene considerato uomo piacevolissimo, aperto alle novità musicali, Sergej  Prokof’ev uomo interessante e colto come Manuel De Falla, al quale fu legata da forte amicizia e ammirazione per la sua riservatezza. Conobbe e frequentò  Arthur Rubistein,il pianista Alfred Cortot,  Ildebrando Pizzetti,Gian Francesco Malipiero,ma anche artisti quali Trilussa, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, animatori degli incontri romani a Palazzo Borghese e nell’abitazione di Via Nazionale o  scienziati quali Enrico Fermi, conosciuto in Argentina nel 1929.  

Gli anni  ’30 furono anni difficili, gli anni del fascismo. Dopo l’esecuzione del Carnevale romano a  Respighi fu  attribuita un’adesione al fascismo. Tale giudizio comportò diversi problemi per la diffusione della sua opera dopo la sua morte e  dopo l’avvento della repubblica. Nella sua biografia Elsa dichiara che il marito non fu mai fascista e rifiutò la tessera del partito anche quando gli fu offerta la nomina di Accademico d’Italia.  Testimonianza della limpidezza del suo comportamento è lo stesso episodio dello schiaffo inferto a Toscanini dai fascisti a Bologna per il suo rifiuto di far suonare gli inni  del regime: Respighi ebbe una forte reazione e insieme alla moglie raggiunse in macchina Toscanini all’hotel Brun. La stessa Elsa espresse un giudizio negativo riguardante le scelte musicali del  Minculpop e manifestò un forte coraggio nella risposta data al compositore Riccardo Zandonai, allora dirigente di tale ministero, nella quale dichiarò apertamente di non accettare le motivazioni  da lui addotte per offrire delle giustificazioni ad una politica culturale di regime, denunciando le parzialità nella scelta degli autori e delle opere da rappresentare. 12

Respighi morì dopo una lunga malattia il 18 aprile 1936. Da questo momento  ebbe inizio per Elsa un’altra fase della sua vita, di una vita che sarebbe stata lunghissima.

Elsa continuò fino alla fine dei suoi giorni ad essere la conservatrice e la promotrice delle opere del marito. Come  gli aveva promesso si recò quasi subito a Berlino per assistere alla rappresentazione della Fiamma al teatro dell’opera di questa città, rappresentazione che si rivelò un insuccesso a causa della scenografia inadeguata e la sostituzione del direttore Karl Bohm con Wolfang Martin.   

 Volle poi completare  al più presto l’opera del marito Lucrezia, essendosi accorta della mancanza di parti intermedie e finali  e di quelle  relative al canto.. Fu un intenso lavoro di confronto con le altre opere di Respighi per far corrispondere la strumentazione, mentre il critico e musicista Ennio Porrino, allievo di Respighi, collaborò a scrivere le partiture per i  cantanti.. Nel 1939 si dedicò almeno per un breve periodo nuovamente alla composizione. Scrisse La Ballata delle rose, composizione  su versi del Poliziano per voce e orchestra da camera e Il pianto della Madonna per soli, coro e orchestra per il teatro RAI di Torino. Compose anche una cantata per mezzosoprano e orchestra da camera  dal titolo  Preghiera di Santa Caterina, santa per la quale Elsa aveva particolare interesse; questa opera fu eseguita nel maggio del 1949 all’Angelicum di Milano.  Elsa pensava di poter tornare a comporre e lavorò intensamente per due opere: Alcesti (un atto e tre quadri) che vinse il Concorso della società degli autori e Samurai in tre atti. I libretti vennero  affidati a Claudio Guastalla.  Secondo quanto ipotizza Leonardo  Bragaglia13 i due testi rispecchiano in modo profondo i sentimenti  di Elsa:  Alcesti non viene restituita ad Admeto, Ottorino è morto e la felicità non è di questo mondo,  Utamaro uccide il figlio per il bene superiore dello stato, proprio come Elsa uccise  la parte più creativa di se stessa , la composizione, per difendere l’opera del marito.   E’ del 1950 la penosa e sofferta rinuncia a questo tipo di attività musicale che la portò a rifiutare anche l’invito di rappresentarla all’opera di Tokio. La rinuncia è pesante e nella sua biografia Cinquant’anni di vita nella musica  offre al lettore le motivazioni di tale  dolorosa scelta operata al termine di una serie di conferenze svolte in Svizzera. Nel 1942 aveva vinto un concorso in Italia per un’opera in un atto da presentarsi in busta chiusa. Il premio di tale vincita  consisteva  nell’esecuzione della composizione  in uno dei maggiori Enti Lirici ed era stata l’Opera di Roma a metterla in programma. Dopo la tragedia della guerra mancarono le sovvenzioni, ma le fu promesso che l’opera  sarebbe stata rappresentata appena possibile. Ciò non avvenne, neanche a guerra finita. Nel frattempo Elsa aveva terminato l’opera  Samurai. Purtroppo dovette accorgersi che le battaglie e l’impegno per la promozione e il mantenimento dell’interesse  per le opere di Respighi le avevano chiuso per sempre la possibilità di affermare le sue creazioni  a causa dei detrattori del marito che vollero vedere in lui un’adesione al fascismo che non c’era mai stata. Inoltre il mondo musicale e culturale dell’epoca nutriva ancora forti prevenzioni nei confronti di donne particolarmente creative in campo musicale e artistico. Fu a questo punto che Elsa decise di non comporre più e non permise a Ricordi di ristampare le sue liriche del 1918. Elsa volle ancora una volta <<continuare a vivere e a servire la causa di Respighi.>>14, rinunciare a se stessa per la sua memoria.   La  grande creatività le permise  comunque di continuare ad  operare in diversi campi, fra i quali quello di “talent scout”: il violinista  Uto Ughi e il tenore Ferruccio Tagliavini sono da lei “scoperti”. Tagliavini fu mandato da lei in scena già nel 1937 con Le astuzie femminili di Cimarosa. Furono pochi i settori artistici in cui Elsa non si cimentò con successo, forse solo la direzione d’orchestra, per la quale non si sentiva attratta.   Sperimentò con successo  la regia, per la quale era particolarmente versata,  collaborò infatti alle messinscena della Fiamma, della Maria Egiziaca,dell’allestimento del Maggio Musicale Fiorentino delle Astuzie femminili  di Cimarosa nella revisione di Respighi, diretta da Mario Rossi. Le furono affidate le regie delle opere di Respighi nei maggiori teatri italiani e anche all’estero. Contribuì anche alla creazione di costumi, come accadde a Tunisi per la Maria Egiziaca nel 1951  e all’allestimento di balletti. L’impresario Hurock propose ad Elsa di allestire uno spettacolo di canti e balli folkloristici. Elsa in un primo tempo rifiutò, ma conservò e raccolse il materiale necessari a tal fine.. Dopo la morte del marito riprese il progetto del quale rimangono diversi appunti e documenti. Le fonti sono canti e musiche della Sicilia, del Lazio e del Veneto. In un appunto dal titolo Canzoni e danze italiane si vede come Elsa abbia saputo approfondire anche questo settore.   Sempre  negli anni ’50 si dedicherà anche alla  letteratura.  Molto nota la sua prima opera in tale settore, la biografia di Ottorino Respighi pubblicata da Ricordi nel 1954, biografia in 13 capitoli, nati da un riordinamento di appunti, che ebbe ben cinque edizioni e la traduzione in diverse lingue.15 Verso il 1957 Elsa diede alle stampe il suo primo romanzoVenti lettere a Mary Webs, romanzo in forma epistolare che trae ispirazione da un incontro in treno con Alma Mahler Werfel che tornavano da Venezia dopo aver partecipato al funerale di una figlia di  Gustav Mahler. Elsa fece di questa fanciulla la protagonista del romanzo.16 Il libro di novelle Vita con gli uomini che sarà pubblicato da Trevi nel 1976, si rivela particolarmente originale  delegando la narrazione a dei vecchi mobili che partecipano alle vicende dei loro proprietari e avvalendosi della tecnica del manoscritto ritrovato.  17    La già citata Cinquant’anni di vita nella musica nel quale prende in esame il periodo della sua vita e della storia musicale e culturale del tempo  compresi fra il 1905 e il 1955. Elsa Respighi continuò ad organizzare spettacoli, ad assistervi,a curare le sceneggiature delle opere del marito, a mantenere rapporti con i più noti rappresentanti del mondo musicale e ad offrire giudizi critici di rilievo, a viaggiare in Europa e in America per diffondere ed affermare l’opera di Respighi.18 Nonostante le grandi difficoltà , le sue opere  continueranno ad essere rappresentate anche in Italia e a Roma, dove negli anni ’50 i concerti si svolgevano al teatro Argentina. Riuscì a far rappresentare la Fiamma nuovamente al teatro dell’opera e in seguito al teatro Alla Scala di Milano. Sentì la necessità e l’obbligo morale di mantenere l’interesse per  Respighi sempre vivo, di non farlo dimenticare.  Nel 1978 pubblicherà con Trevi un volume a due mani con Leonardo Bragaglia : Il teatro di Respighi:opere, balli e balletti.19 L’attività creativa di Elsa si  estese a numerosi e diversificati campi. Oltre a curare e a revisionare alcune opere del marito, si occupò anche della  loro regia e della messa in scena. A tal fine ebbe contatti con i maestri della regia del tempo: Adolphe Appia,Piero Misciatelli, Max Reinhardt e Margherita Walmann.

 Elsa Respighi fu certamente una figura femminile  di  rilievo  del ‘900; oggi  purtroppo le sue composizioni   sono pressoché dimenticate. La critica  della metà del ‘900  vide nella sua opera un  riavvicinarsi al Dramma per musica secondo il modello  del “recitar cantando”  della Camerata  fiorentina dei Bardi, nel rispetto del canto e della parola scenica ; la  centralità  viene data infatti  al  “servire l’idea drammatica e l’idea musicale”.20 La musicista conservò e difese sempre la propria individualità, anche se fu capace di rielaborazione e completamento delle opere del Maestro dopo la sua morte  con tale perfezione  da non far scorgere la differenza fra la sua mano e quella del marito. Particolarmente significative furono le sue composizioni corali, come La Ballata delle rose, La lavandaia di S.Giovanni, Caterina da Siena, il trittico Tre Cori, la Preghiera alla Vergine Santa.

Negli ultimi anni della sua lunghissima vita continuò a partecipare, anche se meno assiduamente alla vita musicale e culturale della città, occupandosi fino ai primi anni ’80 dell’opera del marito e della sua memoria, secondo quanto emerge dai carteggi conservati nel fondo Respighi a Venezia.  Un Fondo Respighi è stato infatti da lei costituito presso  la Fondazione Cini  di Venezia  e contiene manoscritti, spartiti, carteggi e strumenti musicali.21   Morì circondata da amici e parenti il 17 marzo 1996. Elsa  riposa  nella  Certosa di Bologna accanto all’amato Ottorino.

 

Ringrazio i prof. Potito Pedarra e Nicola Fano della Fondazione Cini per la gentile collaborazione nella compilazione della Catalogazione delle opere.

 

 

 



2 Ivi,pp.297,298.

3 Claudio Guastalla, da uno dei tre  Quaderni conservati alla Fondazione Cini di Venezia (Fondo Respighi), riportato in E. Respighi, Ottorino Respighi:Dati biografici ordinati, Milano, 1954.

 

4 Alberto Gasco, Una musicista Italiana: Elsa Olivieri Sangiacomo, in Musica d’oggi , 1920. A. Gasco (1879-1938) fu compositore e critico musicale. Studiò giurisprudenza e musica. Fu compositore di musica operistica , sinfonica e da camera, in gran parte ispirata alle arti figurative. 

5 Leonardo Bragaglia,Ardendo vivo, Elsa Respighi-tre vite in una,Roma, Bulzoni,1983.

6 E.  Olivieri Sangiacomo Respighi, Cinquant’anni di vita nella musica,cit, p.29.

7 Ivi, p.14.

8 A. Gasco, Saggio finale a S.Cecilia, in La Tribuna, Roma, 27 maggio 1903,p.3.

9 E. Respighi, Cinquant’anni di vita nella musica, cit, p.143.

10 E.Respighi, Il mio allievo Respighi, conferenza , Postano, maggio 1940.

11 Potito Pedarra, Elsa Olivieri Saqngiacomo, in Civiltà Musicale, Biblioteca Economica di Musicologia, Milano, Centro Culturale Rosetum, 1987,p.636.

12  E.Respighi, Cinquant’anni di vita nella musica, cit.

13 L. Bragaglia, cit.

14 Ivi, p.277.

15 E.Respighi, Ottorino Respighi, cit.

16 E. Respighi, Venti lettere a Mary Webs, Milano, Meschina, 1957. Il romanzo è la storia di una donna che, dopo anni di sofferenza,sogna un vecchio al quale aveva fatto l’elemosina, che le chiede di esprimere un desiderio. La giovane risponde di voler morire. Poco tempo dopo incontra un uomo del quale s’innamora, ma ormai è troppo tardi, il desiderio espresso si avvera.

17 E. Respighi, Vita con gli uomini,Roma, Tipi della trevi, 1976.

18 Elsa racconta nella sua autobiografia Cinquant’anni di vita nella musica del suo viaggio in Messico alla fine della guerra per andare a trovare i parenti materni e come in quella occasione si recò a Filadelfia  per portare a Toscanini una serie di spartiti musicali di Pizzetti, Malipiero e Petrassi e poi a Washington per fare dono alla  Biblioteca del Congresso del manoscritto  delle Fontane di Roma e la maschera funebre del marito. Non tralasciò di farne conoscere ed eseguire l’opera in Svizzera, Ungheria e naturalmente in Italia.

19E.Respighi, L.Bragaglia,Il teatro di Respighi:opere, balli e balletti,Roma, Trevi,1978.

20 L.Bragaglia,cit.

21 Per la storia del Fondo Respighi presso la Fondazione Cini cfr. L.Bragaglia,Ardendo vivo,cit. Bragaglia dedica alla ricostruzione storica di tale fondo un intero capitolo.


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