Le Terre Rosse, di Armando Lostaglio PDF Stampa E-mail

Le Terre Rosse

Un film di Giovanni Brancale

di Armando Lostaglio

Dopo la prima visione lucana nell’affollatissimo Centro Sociale “P. Sacco” di Rionero, il film Le terre rosse di Giovanni Brancale sta girando per diversi Comuni lucani, ed ovunque riscuote commossi consensi. E’ accaduto di recente anche nel cineteatro di Banzi dove, dopo il saluto del sindaco Nicola Vertone e l'intervento critico a cura del CineClub “V. De Sica”, il regista Giovanni Brancale ha incontrato il pubblico per un approfondito dibattito sulle diverse tematiche del film. Un’opera che riguarda la microstoria degli ultimi, la nostra storia a partire dall'Unità d'Italia e fino alla fine del 1800...


E’ stato dunque girato ed ambientato in Basilicata, partendo dal Vulture, Monticchio e Rionero e quindi Sant’Arcangelo e il Materano; è un film indipendente, prodotto dalla Estravagofilm, con la massiccia partecipazione di attori e comparse del luogo. Un film evocativo già dal titolo, Le terre rosse , in quanto tratta di luoghi della Basilicata, che nei secoli hanno subito soprusi e prevaricazioni. Terre che hanno pure visto reazioni di massa come il Brigantaggio post-unitario, evento che la Storia non ha ancora del tutto chiarito, nonostante studi e strumentali contrapposizioni. Il film di Giovanni Brancale commuove, le vicende restano legate da un filo rosso, leggibile nel viso melanconico del protagonista, figlio di una terra umiliata ed offesa da sempre; in contraltare il volto sanguigno e mai pago di chi si da alla macchia, suo malgrado. Sarà proprio qui  lo spirito lucano: un mite Giuseppe  - interpretato da Simone Castano - tutto dedito al sacrificio e tuttavia mai rassegnato, marcato da vicende familiari; ed un più sanguigno ed impetuoso "Sciacallo" - Erminio Truncellito - che si ribella ai soprusi violenti che da sempre opprimono le popolazioni del Sud; aderisce così alle imprese dei cosiddetti "briganti". La donna rimane ai margini ma la narrazione del film la comprende e la esalta nella sua ricchezza affettiva. Le scene ben costruite da Gaetano Russo esprimono eguale forza narrativa, unitamente alla eccellente fotografia di Francesco Ritondale che si rifà talvolta alle tonalità caravaggesche.
La regia accarezza tutti i suoi protagonisti, li conforta con mano paterna (come nell'indole dell'autore) conferendo a ciascuno quella dignità che la storia ha cancellato spesso con violenza.               Una storia che si snoda nell’arco di un trentennio, a partire dall’Unità d’Italia fino alla fine del secolo, con i disagi causati dalle grandi migrazioni verso le Americhe, e i contadini costretti a darsi alla macchia: famiglie impoverite anche di risorse umane, prima ancora che di cose. Il film non si fa carico di assolvere questa o quella parte, si conforma ad una idea collettiva di solidarietà degli ultimi, mentre le vicende della grande Storia passano sulla loro testa lasciando talvolta macerie e sangue. Il rosso del titolo del film. Eppure è l’arrivo di un bambino, nella coppia di giovani, che lascia aperte le speranze che il futuro, nonostante tutto, diventi l’Occasione di Vita.
Il film è stato finalista lo scorso settembre al Jagran Film Festival di Mumbai (India), nonché al  Napoli Film Festival (pure a settembre) e vincitore dell'Hollywood International Moving Pictures Film Festival (Categoria Drama). In anteprima regionale, è stato presentato a Rionero nel novembre scorso a cura del CineClub "V. De Sica"-Cinit che ha collaborato alla realizzazione del film in Basilicata, con le altre associazioni locali Rivonigro e "I Briganti di Crocco". Molte le presenze lucane far attori e comparse, protagonisti Simone Castano ed Erminio Truncillito; le scenografie sono di Gaetano Russo, la fotografia di Giovanni Rotondale.                                      
LE TERRE ROSSE è il primo di una trilogia che la casa di produzione toscana Estravagofilm intende portare a compimento. Da diverso tempo opera nel settore della produzione cinematografica con la realizzazione di alcuni film quali Il Maestro e Margherita, La Formula, Nel nome del padre, Salvatore Rabbunì, diretti dallo stesso Brancale, che hanno riscosso un apprezzabile successo di critica e di pubblico. Ora questa nuova fatica si ispira all’opera di Giuseppe Brancale, padre del regista, cui il film viene dedicato con riconoscenza. Recentemente la studiosa Elena Gurrieri ha dedicato ’In carte vive’ (Mauro Pagliai editore) alcuni preziosi saggi a questo autore, la cui opera è stata presa in esame dal Centro studi umanistici guidato da Luca Nannipieri in Toscana, dal Premio Basilicata e dall’ateneo del Salento. A Banzi, con la proiezione del film, è stato fondato un nuovo Cinecircolo che prende il nome "Fons Bandusiae" in omaggio ad Orazio Flacco, per iniziativa del prof. Michele Marotta, già preside e cultore di cinema d'autore, ed aderirà al circuito nazionale del CINIT Cineforum Italiano con sede a Venezia.

 
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