IL DONO :Il primo film che racconta ‘la zona’ italiana di Andrej Tarkovskij PDF Stampa E-mail

In prima mondiale al Bafici di Buenos Aires, e in home video

IL DONO

Il primo film che racconta ‘la zona’ italiana

di Andrej Tarkovskij

 

Un film documentario di Giuliano Fratini

 

Una produzione Infinitas film

Una distribuzione Istituto Luce-Cinecittà

  

IN ALLEGATO COMUNICATO/SCHEDA

DA QUI LE FOTO DEL FILM:

https://we.tl/t-MnTd7AoEXj  

 

 

Ci sono film documentari sul cinema che non servono tanto a raccontare la grandezza di un personaggio, a chiarire i contorni di un mito, fare della corretta filologia. Alcuni film sul cinema lasciano invece delle domande, aggiungono un mistero, forse un’inquietudine a un personaggio, pongono delle domande su chi è la persona dietro il personaggio. E così facendo, quando quella domanda arriva al cuore delle cose, non parlano solo di un grande protagonista, ma parlano di cosa è il cinema. Forse parlano direttamente allo spettatore.

 

Fa parte di questa categoria di documentari sul grande cinema più segreti e tenaci Il dono, l’opera prima diretta, scritta e prodotta da Giuliano Fratini, per Infinitas film, che arriva in questi giorni alla sua prima mondiale invitato in Concorso al Bafici – il Festival di cinema indipendente di Buenos Aires (3-14 aprile) Mercoledì 10 aprile, uno dei più importanti appuntamenti cinematografici del continente sudamericano e internazionali. Il film sarà poi distribuito in home video da Istituto Luce Cinecittà.

 

Il dono racconta una storia particolare e sconosciuta di uno degli avamposti della storia del cinema: Andrej Tarkovskij. L’autore di capolavori totali della settima arte, da L’Infanzia di Ivan, a Andrei Rublev, Solaris, Stalker, è una pietra angolare che ha influenzato e continua a influenzare intere classi di cineasti. Il film di Fratini racconta l’ultima parte della sua traiettoria biografica, quando dopo le riprese di Nostalghia, esaurito il permesso di lavoro all’estero concesso dalle autorità sovietiche, il regista decide di non rientrare in patria, e di tagliare definitivamente i legami fisici con la sua patria, cui è profondamente legato. Da quel momento Tarkovskij è un esule, un ‘traditore della patria’ per i rapporti riservati del KGB (alcune delle cui spie sono accesi fan dei suoi film). Siamo nel 1983, e Tarkovskij trova un rifugio italiano in un paesino romano, un borgo vicino Tivoli, San Gregorio da Sassola. Qui inizia l’ultima fase della sua vita italiana, che si rivelerà fondamentale nella sua opera e nell’immagine che questo genio delle immagini ha voluto consegnare al mondo, proprio come ‘un dono’.

 

SINOSSI

Andrej Tarkovskij (1932‐1986), dopo l’uscita nelle sale del film Nostalghia, ha esaurito il permesso da parte delle autorità sovietiche di lavorare all’estero: deve tornare in patria. Dai messaggi che riceve da alcuni amici e colleghi capisce che in Russia lo aspetta una vita ancor più dura rispetto a quella che da sempre gli è stata riservata, nonostante il talento e i successi come il Leone D’Oro per L’Infanzia di Ivan alla Mostra del Cinema di Venezia del 1962. Decide così di strappare con le autorità sovietiche e, un anno prima della Conferenza di Milano del 1984 in cui annuncerà questa decisione, lascia gli amici romani che lo ospitano e si rifugia in una località segreta, nel tentativo di sfuggire al controllo esercitato delle autorità sovietiche anche in terra straniera. Inizia così nel giugno 1983 il soggiorno nel paese di San Gregorio da Sassola, suggestivo borgo medievale in cui può respirare un clima di ritrovata serenità a contatto con la natura e con la semplice umanità degli abitanti. San Gregorio come una nuova “Zona”, anche qui una casa abbandonata come in Stalker, una zona in cui affiorano desideri e visioni. Ma presto capirà di essere stato scoperto, ritrovandosi di nuovo in cammino verso altre direzioni, portando con sè i germi di una malattia che si rivela al suo carattere profetico proprio durante il soggiorno a San Gregorio. Qui porta a termine degli scritti importanti come Scolpire il Tempo, il suo trattato di teoria cinematografica, ma soprattutto la sceneggiatura di Sacrificio, il suo ultimo film.

 

Il racconto è intessuto di immagini di oggi, del paese di San Gregorio e di quanti hanno frequentato in quel tempo Tarkovskij: dai sodali Krzysztof Zanussi ai direttore della fotografia Beppe Lanci e Luciano Tovoli, i produttori Manolo Bolognini e Renzo Rossellini, amici che accompagnarono il regista nel suo tragitto italiano e lo accolsero a volte nella loro casa. E’ lucida e insieme fortemente commovente la testimonianza del figlio Andrej Andreevič Tarkovskij, che senza retorica riesce a trasmettere il senso e la forza della ricerca intima del padre, e a punteggiare i momenti di difficoltà dell’autoesilio, dell’impossibilità di riabbracciare il figlio in Russia, del rapporto di profondo legame misto a timore (anche di essere rapito dal KGB) verso la patria, dell’incessante ricerca religiosa, filosofica, estetica, personale.

E ci sono gli abitanti, i cittadini comuni di questo piccolo borgo laziale. Che forse meglio di tutto testimoniano quello che il regista cercava per il mondo: la via a una propria vocazione restando semplicemente se stessi. Il film pare suggerire che i suoi personaggi preferiti fossero proprio quegli uomini semplici con cui ogni tanto amava passare un tempo di lavoro e riflessione.

Costellano il film delle immagini di repertorio – backstage, interviste, ‘diari’ video domestici – provenienti dalle Teche Rai, di straordinaria bellezza e commozione. E preziosi audio.

 

‘Per i materiali di archivio – spiega nella nota produttiva Giuliano Fratini - mi sono avvalso della collaborazione di Rai Teche, Rai Cinema e del Meeting di Rimini per l’Amicizia tra i Popoli. Pochissimi i materiali cartacei che testimoniano la presenza di Tarkovskij a San Gregorio. L’audio della Conferenza del Meeting usata come cornice/voice over di Tarkovskij è l’unico documento sonoro, che io sappia, in cui Tarkovskij parla di San Gregorio. Tutta la vicenda legata a questo soggiorno è sempre stata occultata per anni, probabilmente per ragioni politiche che nel mio film vengono ampiamente lasciate emergere.

Su Tarkovskij sono stati fatti molti documentari. Il presente lavoro è il primo interamente dedicato a questa preziosa vicenda legata all’esilio italiano di Tarkovskij’.

 

 

 

IL DONO  Sceneggiatura e Regia Giuliano Fratini

Camera Francesco Crispino

Direttore della fotografia Stefano Talone (A.I.C. m.a.)

Musiche Bernardino Fratini

Montaggio Maurizio Baglivo

Supervisore al montaggio Luciano Vittori

Correzione colore Luciano Vittori

VFX Alessio Ricciarelli, Daniele Crociani

Supervisore VFX Luciano Vittori

Montatore di presa diretta Gianluca Rocchi

Fonico di mix Roberto Cappannelli

Responsabile post produzione audio Roberto Casula

Una produzione Infintas film

Distribuito da Istituto Luce-Cinecittà

 

 

Marlon PELLEGRINI 

Ufficio stampa

 


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