“Il bosco dei suicidi” , recensione di Armando Lostaglio PDF Stampa E-mail

Il bosco dei suicidi  di Giampiero Daniello (GPM Edizioni, Milano, pagg.270)

 

recensione di Armando Lostaglio

 

 

Lavello. Esce in un momento non proprio felice questo libro di Giampiero Daniello, autore lucano (di Lavello) giunto al suo secondo lavoro editoriale. “Il bosco dei suicidi “edito a Milano da GPM Edizioni (pagine 270).    

E’ ambientato nella Foresta di Aokigahara, ai piedi del monte Fuji, in Giappone. Una fitta foresta incantata, visitata da milioni di turisti ogni anno, fiera di avere le più belle grotte di ghiaccio del mondo: cela orribili segreti. Misteri che nessuno mai avrebbe il coraggio e la fortuna di raccontare. Antiche leggende serpeggiano silenziose tra la fitta vegetazione di quel posto maledetto in attesa di ignari visitatori.                                                            “Mitch e Selin – ci dice l’autore – sono due cineoperatori americani, si avventurano in quei luoghi seguendo il fascino che quelle leggende continuano a muovere nei loro cuori impavidi. Presto scopriranno che quelle leggende sono tutt'altro che semplici racconti.

Scopriranno che il terrore più antico e puro regna realmente incontrastato in quei luoghi. Al suo cospetto, diventeranno deboli ed inermi e quel terrore, scavando nel più profondo delle loro anime e dei loro incubi, avrà ciò che brama di più. Succede davvero che moltissime persone ogni anno si recano lì per togliersi la vita, spesso nel periodo dei bilanci economici di inizio anno. La leggenda nasce secoli addietro quando le persone malate o anziane, venivano portate nella foresta ed abbandonate e lasciate morire di stenti e di freddo. Gli spiriti di queste persone con il tempo si sono impossessate della foresta ed hanno richiamato e richiamano tutt'oggi migliaia di persone per togliersi la vita. E' questa la loro vendetta. Mi ha incuriosito la storia ed ho pensato di trarne spunto aggiungendoci del mio.”                       

L'aspetto che l’autore demarca sono in realtà le debolezze umane. Ed è proprio di queste debolezze che si nutrono gli spiriti malvagi chiamati "Yurei". Il protagonista, Mitch, non ha avuto un'infanzia facile e, a distanza di molti anni, quando con la sua compagna Selin deciderà di far visita alla foresta, saranno proprio queste debolezze, i suoi dolori ancora vivi, le sue ferite ancora aperte ad attirare gli spiriti ed a fare scempio della sua vita. 

Il precedente libro di Daniello “Il morso della luna” (580 pagine, del 2018) sarà un film, diretto da Carlo Fusco, regista di origine lucana.

“Cerco sempre di dare un peso psicologico alle mie storie – conclude Daniello - per caricare i personaggi di un'anima, e renderli vivi davvero, oltre all'aspetto cinematografico che cerco a mia volta di riprodurre per rendere visibile con gli occhi della mente in chi legge.” 

Una storia terribile, che ricalca la tendenza antica dei giapponesi nei confronti della vita e di togliersela: i kamikaze del resto li hanno inventati loro in tempi di guerra. Vedendo film di autori giapponesi come Kitano, Ozu, Oshima, Tsukamoto e altri grandi giapponesi, vige in essi una disposizione del superfluo nei confronti della vita, riletta talvolta anche in chiave poetica; seppure siano cineasti molto attenti e raffinati nelle loro scelte sceniche.

Ricordiamo altri film come Il giardino delle vergini suicide (The Virgin Suicides) del 1999, il primo scritto e diretto da Sofia Coppola, e Picnic a Hanging Rock (Picnic at Hanging Rock) della scrittrice australiana Joan Lindsay pubblicato nel 1967. Dal libro nel 1975 è stato tratto l'omonimo film del grande Peter Weir (l’autore dell'Attimo fuggente). Gus Van Sant aveva dedicato alla foresta giapponese una sua opera, nel 2015, “La foresta dei sogni”. Selve oscure che Dante ripropone anche per i suicidi nella sua immortale Divina Commedia.  

 

 
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